“Vigna Meira” 2010: freschezza e personalità targate Luigi Einaudi

L’estate è ormai entrata nel vivo e le giornate si sono fatte lunghe e calde. Le temperature superano sovente i 30 gradi e sopravvivere alle ore diurne (specialmente in un ufficio senza aria condizionata) è diventato assai complicato. Per fortuna, però, c’è la sera a regalare una tregua e noi di Divini Racconti non perdiamo occasione per degustare nuovi e freschi nettari.

Dopo una serie di sortite in terra straniera (per lo più in Francia), torniamo calici alla mano in Italia per stappare una bottiglia proveniente dalle Langhe, in Piemonte. Si tratta del Langhe Doc “Vigna Meira” prodotto da Poderi Luigi Einaudi (storica realtà di Dogliani, in provincia di Cuneo, che affonda le sue radici nella fine del diciannovesimo secolo), vino 100% Pinot Grigio.

Come ben sa chi ci segue da un po’, noi siamo amanti dei bianchi con qualche anno di invecchiamento alle spalle per cui abbiamo deciso di mettere in fresco una bottiglia del 2010.

Il colore è giallo paglierino intenso con marcati riflessi dorati. Al naso presenta una forte nota di agrumi maturi cui si mescolano sentori di ananas e di mango. Interessante il tocco minerale che sfuma in una lieve sensazione di idrocarburo (vagamente simile a certi Riesling alsaziani).

In bocca propone corpo e struttura notevoli. E’ ancora piuttosto elevato il livello di acidità a regalare freschezza, mentre il finale è pieno e discretamente lungo.

Non si tratta di un vino da aperitivo, benché ci siano amanti dei bianchi strutturati che potrebbero pensarla diversamente. Noi consigliamo di berlo sui primi e i secondi a base di pesce, sulle grigliate di crostacei e sulle carni bianche. Da non sottovalutare in abbinamento con formaggi di media stagionatura, anche aromatizzati al tartufo e alle olive.

Il costo è di circa 20 euro a bottiglia. Non si tratta di una cifra particolarmente elevata, per cui se vi dovesse capitare a tiro provatelo: ne sarà valsa la pena!

 

 – Foto di Giuseppe Reppucci

 

 

Krems 2015 di Rainer Wess: è tempo di Riesling austriaco

E’ tempo di varcare nuovamente i confini nazionali. Perché? Semplice, abbiamo voglia di gustare un Riesling fresco ed intrigante come solo a nord delle Alpi sanno fare. Sia chiaro, non vuol dire che i Riesling di casa nostra non siano buoni, ma, va senza dire, sono diversi.

Andando a stringere un po’ il cerchio, decidiamo che il nostro campo d’azione è l’Austria, tuttavia, il vero nodo resta ancora da sciogliere: su quale azienda puntiamo? La scelta è difficile visto che sono davvero tanti i produttori in grado di proporre vini di qualità e a buon prezzo, ma alla fine ne veniamo a capo rivolgendo i calici verso l’azienda Rainer Wess.

Si tratta di una realtà relativamente giovane, sorta agli inizi degli anni 2000 a Krems (a circa 70 chilometri da Vienna), che si è subito distinta per la produzione di Riesling eleganti e riconoscibili in un rigoroso regime biologico pur senza ambire alla certificazione.

Il nettare in questione -che abbiamo lasciato raffreddare nel ghiaccio circa tre quarti d’ora prima di stappare- è il Kremstal Riesling DAC “Krems” 2015.

Il colore è giallo paglierino acceso con leggerissime venature dorate. Al naso si presenta delicatamente con le sue note di lime, ananas e fiori di campo cui si accostano lievi accenni balsamici. In bocca è fresco e pulito. Il frutto si ripropone ma in maniera assolutamente elegante e lascia emergere qualche dettaglio minerale. L’acidità è notevole, il finale sottile e delicato.

Vino che si adatta anche ad accompagnare l’aperitivo, ma che consigliamo di gustare sul pesce al forno o all’acqua pazza, ma anche alla brace. Interessante sui formaggi freschi e sugli affettati non troppo speziati.

Il prezzo è di circa 30 euro in enoteca. Certo, non è una cifra che tutti sono disposti a spendere per un vino, ma se cercate qualcosa di sicuro effetto, in grado di accontentare tanto i palati semplici quanto quelli esigenti, non potete farvelo sfuggire. Provatelo!

 

-Le foto sono state scattate da Giuseppe Reppucci

Minéral: uno Chenin Blanc tutto da amare (e da bere!)

Torniamo nella Valle della Loira, in Francia. Già, come avrete ormai capito, adoriamo questa regione vinicola che, in verità, offre paesaggi e castelli di tale bellezza ed eleganza da meritare un viaggio anche se non producesse nemmeno una goccia di vino. Fortunatamente, però, lo produce ed anche di ottimo livello per cui il primo suggerimento che vi diamo è quello di preparare il bagaglio e partire.

Ma veniamo a noi. Rivogliamo i calici verso Montlouis sur Loire per gustare un nettare targato Domaine Frantz Saumon. Si tratta di una piccola realtà che all’interno dei suoi 5 vigneti pratica agricoltura biologica e biodinamica e che si è fatta conoscere ed apprezzare in tutto il mondo per la produzione di Chenin Blanc.

Noi, quindi, stappiamo una bottiglia di Minéral che, ovviamente, abbiamo lasciato riposare nel ghiaccio una quarantina di minuti.

Il colore è giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso offre note chiare di frutta gialla (su tutte l’albicocca), ma anche gelsi bianchi e accenni floreali e delicatamente speziati. In bocca è fresco e pulito. Vino dotato di una notevole acidità, ma in grado di soddisfare il palato con un frutto discretamente marcato e una bella, ma per niente invadente, nota minerale.

Parliamo di un nettare che può tranquillamente accompagnare l’aperitivo, ma che dà il suo meglio abbinato al cibo. Certamente ottimo sui piatti a base di pesce, sia primi che secondi, è da provare sulla pasta in bianco, magari ai quattro formaggi.

Il prezzo è di circa 30 euro a bottiglia. Chiaramente, non è una cifra adatta a tutti, ma se siete appassionati di vino e avete voglia di provare qualcosa di fresco e davvero soddisfacente, non lasciatevelo scappare.

 

  • Le foto sono state scattate da Giuseppe Reppucci

Terre di Franciacorta 1995: i suoi primi 23 anni…

Una delle caratteristiche più intriganti del vino è la sua imprevedibilità. Certo, determinati vitigni, determinate lavorazioni, determinati affinamenti e conservazioni lasciano presagire qualcosa, ma, alla distanza, cosa verrà fuori da una bottiglia non è dato sapere. Senza entrare nei tecnicismi e rimanendo, come di consueto, nell’alveo della percezione del consumatore medio, in genere è piuttosto semplice far passare il concetto della bontà di un rosso invecchiato. Lo stesso, però, non si può dire dei bianchi.

Tantissime persone, infatti, sono convinte che tutti i bianchi debbano essere bevuti ghiacciati e giovanissimi, ma noi abbiamo una idea un po’ diversa a riguardo. Così, per l’assaggio odierno, abbiamo ben pensato di stappare uno Chardonnay italiano del 1995. Si tratta del “Terre di Franciacorta” prodotto da Ca’ del Bosco, realtà che non ha certo bisogno di presentazioni.

Il colore è giallo paglierino carico con riflessi dorati. Al naso rilascia una bellissima nota burrosa che si affianca al legno bagnato, alla mandorla, alla pesca matura, alla salvia e ad una leggera componente speziata. In bocca mostra un buon corpo. Interessante l’acidità ancora presente, così come la mineralità. Elegante ed intenso il sorso. Il finale è lungo con il burro che torna in maniera netta.

Davvero un grande vino, da bere da solo per poter essere gustato in ogni sua sfaccettatura. Naturalmente, però, è ben in grado di accompagnare il pasto: pesce grasso, carni bianche e formaggi di media stagionatura.

Quanto al prezzo, un “Terre di Franciacorta” recente è reperibile intorno ai 55 euro a bottiglia. Considerata l’annata e la perfetta maturazione, questo 1995, a nostro avviso, vale qualsiasi cifra. Se vi capita a tiro, dunque, non indugiate: provatelo!

 

-Le foto sono state scattate da Giuseppe Reppucci

 

Viognier 2013 Yarden: un elegante concentrato di frutta gialla e fiori di campo

L’estate si avvicina e le temperature iniziano a raggiungere livelli talvolta insopportabili. Certo, una pioggerella qua e là ancora si vede, ma nulla che riesca a liberare davvero dall’afa. Ovviamente, noi non ci facciamo prendere dall’angoscia perciò ci siamo messi immediatamente a pensare ad un rimedio possibile. E indovinate un po’? Giustissimo: ci alla fine abbiamo deciso di fiondarci su un buon bicchiere di vino bianco fresco.

Per rendere il tutto più intrigante e vagamente esotico, dunque, rivolgiamo i calici (e con essi le papille gustative) verso le alture del Golan, in Israele, ed assaggiamo un vino dell’azienda Yarden. Si tratta di una realtà molto conosciuta, che produce vini Kosher e che in Italia viene distribuita da Gaja Distribuzione.

Il nettare in questione è il Viognier 2013 che abbiamo gustato dopo una adeguata refrigerazione.

Il colore è giallo paglierino con sfumature dorate. Al naso offre nette note di frutta gialla (albicocca e pesca in particolare), gelso bianco, fiori di campo, mandorla e una bella sensazione speziata al pepe bianco. In bocca è strutturato, estremamente gradevole e pulito. Il frutto si ripropone con nettezza e lascia lentamente il campo ad una bella quanto delicata sensazione minerale. Il finale è piuttosto lungo ed elegante.

E’ un vino versatile. Da non sottovalutare come aperitivo, malgrado una gradazione alcolica elevata (14,5%), certamente più adatto ad accompagnare un pasto a base di pesce. Notevole sui primi piatti ai frutti di mare o alla rana pescatrice, è perfetto anche sul pesto. Naturalmente, da provare con formaggi freschi e di media stagionatura.

Il costo è di circa 15 euro a bottiglia, una cifra assolutamente adeguata alla qualità del prodotto.

Cos’altro aggiungere? Provatelo!

 

La foto di copertina è stata scattata da Giuseppe Reppucci

Fresco e intrigante: il Roero Arneis Valfaccenda

Il caldo continua ad assediare la nostra bella Irpinia e lavorare, complice l’idea stessa dell’estate che si avvicina, s’è fatto davvero pesante. Noi, però, non siamo abituati ad abbatterci, per cui, invece di starcene tristi e amareggiati dietro ad una scrivania a leccarci le ferite, preferiamo pensare ai piccoli e grandi piaceri del periodo. Quali? Uno su tutti: trascorrere la serata a sorseggiare un magnifico vino ben refrigerato.

Così, come spesso capita, facciamo tappa all’enoteca Garofalo per stappare qualcosa. Gerardino, il titolare, stavolta non ci pensa su troppo e tira fuori da un contenitore di ghiaccio una bottiglia dall’etichetta vivace ed invitante.

Si tratta del Roero Arneis 2014 dell’azienda agricola Valfaccenda, giovane e dinamica realtà di Canale, in provincia di Cuneo.

Vino prodotto con uve 100% Arneis, si presenta in un colore giallo paglierino piuttosto carico. Al naso offre interessanti note floreali e fruttate, soprattutto pesca e albicocca, ma si avvertono anche il gelso bianco e il pompelmo. In bocca è fresco pur mostrando una buona struttura. Interessante l’acidità che ben si accompagna ad una discreta componente minerale e sapida. Il frutto si ripropone netto al palato e rende gradevole un finale dai contorni appena appena balsamici.

Vino davvero piacevole che può ben figurare come aperitivo, ma in grado di accompagnare un intero pasto preferibilmente a base di pesce. Da provare, comunque, anche sulle carni bianche e sui formaggi freschi e di media stagionatura.

Il prezzo è assolutamente alla portata: circa 12 euro in enoteca per un nettare in grado di soddisfare anche i palati più esigenti. Insomma, provatelo!

 

Dodicidodici 2015: l’intenso Barbera del Castello di Cigognola

Le zone enologiche italiane sono tutte, nessuna esclusa, degne di nota. Certo, non tutte riscuotono il successo di Langhe, Valpolicella o Montalcino, ma ugualmente propongono nettari in grado di regalare intense emozioni agli appassionati. Per l’assaggio odierno, dunque, ci trasferiamo, non solo idealmente, ma fisicamente, a Pavia dove a regnare sono i vini dell’Oltrepò Pavese.

I primi vitigni che saltano alla mente sono Riesling, Bonarda, Pinot Nero, ma non bisogna assolutamente dimenticare la Barbera. D’altronde, è proprio di quest’ultima che vogliamo parlarvi.

Ad essere precisi, si tratta del Dodicidodici 2015 di Castello di Cigognola, azienda di proprietà della famiglia Moratti con cui collabora Riccardo Cotarella.

Ci siamo imbattuti in questa bottiglia presso l’Hostaria Il Cupolone”, nel cuore del centro storico di Pavia, e, possiamo dirlo con serenità, è stata una gran bella sorpresa.

Il colore è rosso rubino carico con riflessi accesi. Al naso offre intense note di frutta rossa matura (ciliegia, mirtillo, prugna) che lasciano rapidamente spazio ad una sensazione di confettura di amarene. Intrigante la componente speziata al pepe nero che si scioglie in un piacevole richiamo balsamico. In bocca è caldo e avvolgente, di buona struttura e ben equilibrato. Il frutto è pieno, il tannino presente ma ben smussato dal legno. Lungo il finale.

Vino da accompagnare sicuramente alle carni rosse, sia alla brace che brasate, ma estremamente interessante anche sui formaggi di media stagionatura. Noi lo abbiamo gustato, all’interno delle tipiche ciotole pavesi, con un ampio antipasto di salumi (culatello e lardo soprattutto), formaggi e tegamini, quindi un meraviglioso risotto ai fiori di zucca: ha svolto il suo compito alla perfezione.

In enoteca il prezzo è di circa 10 euro, assolutamente accessibile al grande pubblico e, allo stesso tempo, in grado di impreziosire la tavola accontentando una vasta schiera di avventori. Insomma, è un vino che vi consigliamo di provare!

 

Tra fiori, frutti e note minerali: ecco il Rosè del Borro 2017

Questo mese di maggio continua ad offrire sorprese. Un giorno piove, l’altro c’è il sole, il seguente piove di nuovo e poi ancora sole. Una sorta di lascia a prendi da far impallidire la più litigiosa delle coppiette. L’unica costante è rappresentata dalla temperatura, ormai piuttosto alta, per cui si riesce a respirare una entusiasmante aria primaverile.

Naturalmente, il nostro interesse per il meteo è legato alla scelta del vino da assaggiare e stando alla premessa riteniamo di poterci lanciare con una certa tranquillità su un rosè.

La prima parte del lavoro è fatta, ma adesso viene la seconda e ben più dura: su quale azienda puntare? Il ventaglio di offerte è smisurato, ma volendo rimanere in Italia, alla fine optiamo per una realtà toscana a noi molto cara: Il Borro della famiglia Ferragamo.

Abbiamo avuto modo di conoscerla a fondo nel corso dell’ultimo Vinitaly, quando l’amico Berardino Torrone (direttore vendite dell’azienda) ci ha fatto fare un vero e proprio viaggio nella sua storia e nei suoi sapori, e possiamo dirlo senza esitazioni: siamo rimasti davvero colpiti. Vini biologici di elevata qualità, amore per la terra e cura dei dettagli. Un mix che non può non portarci a parlare di eccellenza.

Ma torniamo al vino in questione. Si tratta del “Rosè del Borro” 2017, nettare prodotto con uve Sangiovese in purezza. Il colore è di un bel rosa intenso, ma estremamente elegante. Al naso offre note floreali piuttosto marcate che si fondono ad un fruttato gradevole, pesca in particolare. In bocca si presenta equilibrato, con una buona acidità e un intrigante tannino. A regnare è una sensazione di piccoli frutti rossi, ma si avverte, durante il sorso, anche una interessante sfumatura minerale.

Sicuramente adatto nel ruolo di aperitivo è un vino che può accompagnare l’intero pasto: in particolare primi ai frutti di mare, sughi leggeri e condimenti vegetali, secondi di pesce, grigliati o al forno, e formaggi di media stagionatura.

Quanto al prezzo, siamo intorno ai 15 euro a bottiglia in enoteca. E’ una cifra assolutamente accessibile per un vino in grado di impreziosire la tavola e di accontentare anche i palati più esigenti. Da provare!

 

Fresco ed elegante: ecco il Grüner Veltliner di Domäne Wachau

Il cielo grigio che sta accompagnando i risvegli in Irpinia da ormai una settimana non è proprio il massimo per rimettersi in moto, ma il fatto di essere entrati nel mese di maggio rende tutto più sopportabile. E’ primavera inoltrata e le schiarite che pure quotidianamente si registrano riescono a proiettarci con il cuore e con lo spirito verso l’estate.

Per questa ragione, abbiamo deciso di deicare l’assaggio odierno ad un vino bianco fresco e scattante, in grado di farci pensare al sole e alle abbuffate a base di pesce a due passi dalla riva. No, non lasciatevi ingannare, non è un nettare del Sud, ma, incredibile a dirsi, giunge da queste parti direttamente dall’Austria.

E’ il Grüner Veltliner “Federspiel Terrassen” 2016 di Domäne Wachau, distribuito in Italia da Gaja Distribuzione. Parliamo di un vino che nasce in una delle zone più vocate dell’Austria, la regione di Wachau appunto, dal lavoro di una cooperativa che gestisce con passione e professionalità oltre 400 ettari di vigneti.

Il colore è giallo paglierino con eleganti sfumature dorate. Al naso presenta una notevole componente fruttata, con la mela in primo piano seguita da una sensazione agrumata, ma alla lunga lascia emergere interessanti note speziate al pepe. Gradevole, inoltre, la retro floreale che regala agilità e freschezza.

In bocca a spiccare sono l’acidità e la nota minerale che accompagnano il sorso fino ad un finale piacevolmente fruttato. Nel complesso si tratta di un vino equilibrato ed elegante che si dimostra capace tanto di impreziosire un aperitivo quanto di reggere un pasto intero. Naturalmente, i primi e i secondi piatti a base di pesce e crostacei sono l’ideale, ma non va sottovalutato un abbinamento ai formaggi freschi o poco stagionati.

Il prezzo è molto interessante e davvero alla portata di tutti: circa 13 euro in enoteca. Insomma, un nettare da provare assolutamente!

 

-La foto di copertina è stata scattata da Giuseppe Reppucci

 

 

 

Chardonnay “Capannelle” 1995: 23 anni di eleganza

Inizia una nuova settimana lavorativa e noi di Divini Racconti non abbiamo alcuna intenzione di farci prendere dall’angoscia. Anzi, vogliamo partire con tutto l’entusiasmo possibile e per farlo riteniamo che non ci sia niente di meglio che assaggiare un vino speciale.

La degustazione odierna, ve lo diciamo in premessa, soddisferà ogni esigenza e regalerà non poche sorprese. Riguarda, infatti, un bianco di ben 23 anni che, però, a perdere smalto non ci pensa proprio.

Andiamo, dunque, in Toscana (per l’esattezza a Gaiole in Chianti) per tuffarci nello Chardonnay 1995 prodotto dall’azienda Capannelle di James B. Sherwood.

Stappare un bianco così datato è sempre un rischio, ma la bottiglia trasparente ci ha consentito una prima valutazione: colore brillante ben lontano dalla decadenza. Versato nel bicchiere è emerso un bel giallo paglierino piuttosto carico con venature dorate.

Al naso l’impatto è stato netto: frutti gialli maturi, burro, pepe bianco, mandorla e una leggerissima nota balsamica a regalare freschezza e vivacità. In bocca la vera sorpresa: vino maturo ma ancora dotato di una buona acidità. Interessante la sfumatura minerale che ha accompagnato un sorso pieno e fruttato, con un finale ricco e persistente.

Vino davvero notevole, in grado di regalare emozioni che in passato ci è capitato di provare solo in presenza di vecchi Chardonnay della Borgogna.

Sicuramente un vino da pasto, pesci alla brace e carni bianche grigliate, ma a suo agio anche con primi piatti dai ricchi condimenti, zuppe e formaggi di media stagionatura, magari speziati.

Quanto al prezzo, è difficile esprimersi. Lo Chardonnay Capannelle si trova in genere ad un prezzo di 40-45 euro, ma reperire un’annata 1995 non è semplicissimo. Insomma, se ve ne capita una bottiglia a tiro non lasciatevela sfuggire (anche se il prezzo dovesse salire un po’).

 

-Le foto sono state scattate da Giuseppe Reppucci