Echezeaux 2007, emozionante nettare di Dominique Laurent

Negli ultimi tempi abbiamo dedicato gran parte delle nostre attenzioni ai vini d’Irpinia. D’altro canto, l’aria di casa, quando non la senti da un po’, inizia a mancare e la malinconia affiora come un ranocchio dallo stagno.

Il primo amore, però, non si scorda mai, per cui, complici i festeggiamenti per il compleanno di un buon amico presso l’enoteca Garofalo, nei giorni scorsi ci siamo ritrovati nuovamente alle prese con la Francia enologica. Per l’esattezza, siamo nella Cote de Nuits, in Borgogna, per assaggiare un vino a base Pinot Noir che quanto a denominazione ha davvero bisogno di pochissime presentazioni: Echezeaux.

Venendo al produttore, poi, c’è solo da togliersi il cappello. Si tratta, infatti, di Dominique Laurent che, pur limitandosi all’imbottigliamento e all’affinamento dei vini a suo marchio, acquistando il mosto già fermentato, è da decenni sinonimo di raffinatezza e qualità. Per quanto ci riguarda, inoltre, lo amiamo particolarmente visto che abbiamo avuto modo di incontrarlo di persona un po’ di tempo fa nel corso di una degustazione a Milano e di rimanere stregati dalla sua personalità.

La bottiglia che ci apprestiamo a stappare è di Echezeaux 2007.

Il colore è rosso rubino leggermente scarico con striature aranciate. Al naso offre intriganti sentori di frutti rossi maturi, more e lamponi in particolare, ma anche note speziate alla cannella e al pepe nero. Interessante, inoltre, la sensazione balsamica che emerge in un secondo momento. In bocca è pulito, netto. Il frutto accompagna dolcemente tutto il sorso affiancato da una bella mineralità. I tannini sono morbidi e il finale lungo e speziato.

Parliamo di un vino davvero di alto livello, che sembra aver raggiunto un grado ottimale di maturazione. Da bere a tutto pasto, ideale con la carne bianca stufata. Da non sottovalutare, inoltre, abbinato a formaggi di media e lunga stagionatura, anche se vi consigliamo di godere almeno di un calice a stomaco vuoto così da poterne apprezzare le sfumature.

Il prezzo, come spesso capita in questi casi, non è adatto a tutte le tasche. Difficilmente troverete un nettare del genere ad una cifra inferiore ai 150 euro a bottiglia, ma se fosse alla portata, o qualora, per una qualche fortunatissima ragione, vi trovaste ad un tavolo dove viene servito questo vino, non lasciatevelo assolutamente scappare!

 

  • Le foto sono state scattate da Giuseppe Reppucci

“Baciami”, la delicata esuberanza del Mammolo spumante!

Cari amici di Divini Racconti, ben trovati. Siamo nel pieno dei festeggiamenti natalizi e ci sono cose che vanno obbligatoriamente fatte. Naturalmente, ci riferiamo ai regali, alle grandi abbuffate e alle partite a carte con gli amici, ma, per una questione di vocazione professionale, non possiamo non pensare principalmente ai brindisi a base di bollicine.

Diciamolo chiaramente: c’è l’imbarazzo della scelta! Dagli Champagne ai Franciacorta passando per i Prosecco, sono infinite le sfaccettature e le possibilità offerteci. Alcune, come quelle sopracitate, conosciutissime in ogni angolo del mondo e facilmente reperibili (basta regolarsi sulla fascia di prezzo), altre, invece, decisamente meno.

Ed è proprio una di queste ultime che intendiamo presentarvi oggi. Si tratta del “Baciami“, originalissimo spumante rosé dell’azienda toscana Piandaccoli (di cui abbiamo avuto modo già di parlarvi in passato).

Prodotto con metodo Charmat, il “Baciami” è figlio di uve 100% Mammolo. Una assoluta novità nel panorama enologico che ci siamo goduti presso il D-Wine di Avellino in compagnia del responsabile commerciale dell’azienda, Raffaele Anzuoni.

Il colore è un rosa leggermente pallido che ricorda gli eleganti nettari provenzali. Il perlage è intenso e discretamente persistente. Al naso regala nette note floreali e fruttate, con una predominanza di piccoli frutti rossi (lampone, mora e ribes) ed una sottile venatura agli agrumi intervallata da lievi e gradevoli stoccate minerali. In bocca è delicatamente esuberante. Il frutto si ripropone orgogliosamente, ma senza togliere nulla alla freschezza e all’agilità del sorso.

Vino davvero intrigante e versatile, in grado sia di impreziosire un buon aperitivo che di accompagnare un intero pasto a base di pesce, verdure grigliate e carni bianche. Da provare assolutamente (così come abbiamo fatto noi) insieme a formaggi vaccini e di pecora di media stagionatura, ma da non sottovalutare in abbinamento con salumi grassi e lievemente speziati.

Venendo al prezzo, siamo intorno ai 15 euro in enoteca, cifra assolutamente abbordabile e adeguata ad un prodotto che senza dubbio sorprenderà in positivo i vostri ospiti. Provatelo!

Sagrantino “Vignalunga” 2012, bel mix di potenza ed eleganza

E’ tempo di tornare in Italia per fare la conoscenza di un vino davvero straordinario. Siamo, infatti, in Umbria, a Giano dell’Umbria, e ci apprestiamo a stappare una bottiglia del nettare più blasonato della regione: il Sagrantino di Montefalco.

Del produttore, in verità, vi abbiamo già parlato nei mesi scorsi. Si tratta di Omero Moretti, titolare dell’omonima azienda, che da anni, con caparbietà, mette sul mercato vini biologici (certificati AIAB dal 1992) di altissima qualità, molti dei quali abbiamo avuto modo di assaggiare ed apprezzare durante l’ultima edizione del Vinitaly.

Dell’intera scuderia, però, a mancarci era proprio il fiore all’occhiello della famiglia Moretti, il Sagrantino di Montefalco «Vignalunga», figlio di uve provenienti da un unico vigneto -il Vignalunga, appunto- che prima di incontrare gli scaffali delle enoteche affina per circa 3 anni tra botte e vetro.

Dunque, ci siamo procurati una bottiglia (annata 2012) e, senza pensarci troppo su, abbiamo dato il via all’assaggio.

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Lo diciamo in premessa: è un vino che regge molto bene l’invecchiamento per cui, se avete in cantina un 2012, vi consigliamo di farlo riposare ancora un po’ prima di berlo.

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Il colore è rosso rubino intenso, quasi impenetrabile, con contorni violacei. Al naso regala note di piccoli frutti rossi maturi (mirtilli, more e fragoline) alle quali si affiancano sensazioni gradevolmente minerali e speziate a pepe nero. In bocca ad emergere è un tannino imponente che lentamente cede il posto al frutto e alle spezie. Interessante la componente acida che va a donare freschezza al sorso.

Parliamo di un vino di grande struttura da abbinare sicuramente a carni rosse e selvaggina, sia grigliate che in umido. Da non sottovalutare, però, sui primi al ragù (magari di cinghiale), così come sui taglieri di salumi e formaggi stagionati.

Il prezzo è di circa 40 euro a bottiglia. Certo, non è un vino che la maggior parte delle persone può permettersi tutti i giorni, ma se volete impreziosire un pranzo speciale, quello di una festosa occasione, allora tenetelo in considerazione!

 

 

“La Dilettante”: l’intrigante freschezza della Valle della Loira

Lasciamo l’Italia e torniamo a fare tappa, almeno con la mente e con il cuore, in Francia. Per l’assaggio odierno, infatti, abbiamo pensato di puntare su una zona enologica a noi particolarmente cara: la Valle della Loira.

Sono diversi i vitigni e i vini di questa regione che si lasciano bere ed apprezzare in tutto il mondo, raggiungendo punte di assoluta eccellenza: dai fantastici Sauvignon dell’area di Sancerre ai delicati Muscadet che fanno la loro comparsa man mano che ci si avvicina alla costa oceanica. Nel mezzo del percorso, rimanendo nell’alveo dei bianchi, si trovano intriganti nettari a base Chenin Blanc, come quelli della denominazione Vouvray prodotti dal Domaine Breton.

Si tratta di un’azienda molto apprezzata sia in patria che all’estero con sede nell’area tra Tours e Saumur che produce nettari intensi e riconoscibili.

Il vino in questione è La Dilettante.

Il colore è giallo paglierino acceso con leggerissime striature verdognole. Al naso offre delicate note di frutta gialla matura, la pera e la mela innanzitutto, ma si avvertono anche sensazioni agrumate e gradevolmente minerali. In bocca è pulito e fresco. Interessante la sapidità che ben si accompagna alla mineralità, mentre il finale è discretamente lungo e netto.

Parliamo di un vino molto versatile, da bere anche come aperitivo, ma in grado di dare il meglio sui secondi piatti a base di pesce e crostacei, preferibilmente alla griglia. Da non sottovalutare con le carni bianche e al fianco di formaggi di mucca freschi o di media stagionatura.

Il costo di una bottiglia è di circa 21 euro, un prezzo accessibile per la maggior parte dei consumatori. Noi lo abbiamo apprezzato molto, soprattutto per la sua eleganza, per cui non possiamo non consigliarvelo.

-Le foto sono state scattate all’interno dell’enoteca Garofalowine da Giuseppe Reppucci

Grecomuscio “Fulgeo”, la bella prova di Guastaferro

L’Irpinia è terra di grandi vini e questa non è certo una scoperta. Le tre Docg Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi, pur soffrendo ancora una comunicazione carente sul piano internazionale, riescono a scalare le classifiche di gradimento e a conquistare un numero sempre crescente di enoappassionati. Il Comune di Taurasi, manco a dirlo, è famoso per la produzione dell’omonimo vino a base Aglianico, strutturato, importante, in certi casi austero, capace di competere con i grandi rossi italiani e non solo. Tuttavia, pochi sanno che in questo piccolo centro della provincia di Avellino si coltiva un vitigno poco conosciuto e ritenuto fino a qualche anno fa scomparso, il Roviello Bianco, noto alla gente del posto con il nome di Grecomuscio.

E’ un’uva che in passato spesso veniva confusa con il Greco, ma che da esso si differenziava in particolare per la consistenza degli acini giunti a maturazione.

La produzione è minima e ad aprire la strada è stata la realtà taurasina Cantine Lonardo, ma da un po’, di preciso dal 2012, c’è un’altra realtà al lavoro su tale vitigno, l’azienda agricola Guastaferro, che ha dato alla luce, dopo un lavoro durato circa 7 anni, la sua prima imbottigliata. Si chiama “Fulgeo” ed ha esordito in numero estremamente limitato (solo 900 esemplari).

Noi lo abbiamo assaggiato e, ve lo diciamo in premessa, vista la qualità, ci auguriamo che una produzione del genere possa crescere notevolmente.

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Il colore è giallo paglierino con leggere striature dorate e rimandi verdognoli. Al naso offre una intensa sensazione minerale attraversata da stoccate agrumate e folate timidamente floreali. In bocca la mineralità si amplifica rilasciando tutto il suo potenziale e affiancandosi ad una robusta acidità. Durante il sorso emerge il pompelmo amaro, ma non mancano intriganti accenni vegetali. Struttura marcata per un vino che comunque risulta fresco ed agile. Il finale è discretamente lungo.

Nettare da tutto pasto, certamente a suo agio con risotti ai frutti di mare e crostacei alla griglia, ma anche con le carni bianche e i formaggi di media stagionatura. Parliamo di un vino che, considerato il grado di acidità, promette di regalare belle emozioni a seguito di un ulteriore affinamento in bottiglia. Per il momento, però, una cosa sentiamo di poterla già dire: buon la prima!

 

 

Roré 2016: elegante Chardonnay targato Corvée

Agosto. Ebbene sì, il momento è arrivato. Anche noi, come milioni di altri italiani, presto staccheremo la spina per goderci qualche giorno di meritate vacanze. Siamo, d’altro canto, nel mese che nell’immaginario collettivo simboleggia proprio le ferie, lo svago, la libertà e noi non abbiamo intenzione di rinunciare alla nostra fetta.

Tuttavia, ad agosto inizia ad emergere anche un lievissimo senso d’angoscia perché, in fondo, è anche il mese che precede l’inizio di un nuovo, lungo, anno lavorativo. Noi, comunque, per dirla con Bruce Willis, siamo duri a morire per cui, invece di farci assalire dall’angoscia, ci lanciamo in questo periodo dell’anno con gioia ed entusiasmo stappando una bella bottiglia di vino.

Rivolgiamo, dunque, i calici verso il Trentino e prepariamoci a gustare lo Chardonnay “Roré” 2016 dell’azienda Corvée. Si tratta di una cooperativa della provincia di Trento che ha fatto del rispetto della natura e dell’alta qualità dei suoi prodotti un vero e proprio marchio di fabbrica.

Il Roré 2016, si presenta in un delicato colore giallo paglierino chiaro. Al naso offre intriganti note di fiori di campo, mela e salvia che si sciolgono in una gradevole sensazione minerale. In bocca propone struttura e corpo, ma anche una bella freschezza legata alla notevole componente acida. Frutto e mineralità emergono in maniera elegante durante il sorso fino a regalare un finale intenso e discretamente lungo.

Vino che potrebbe vestire i panni dell’aperitivo accompagnando frittelle di alici e baccalà, darebbe certamente il meglio su primi e secondi a base di pesce e sulle carni bianche ai ferri. Di sicuro impatto, però, anche abbinato a formaggi di breve e media stagionatura (non eccessivamente speziati). Ed è proprio insieme a questi ultimi che lo abbiamo gustato noi (presso il Civico 12 di Avellino), con l’aggiunta di salumi d’oca e suino, e lo abbiamo trovato assolutamente soddisfacente.

Il prezzo si aggira intorno ai 23 euro a bottiglia. Certo, se non siete amanti del vino difficilmente spenderete più di 7 o 8 euro per una bottiglia, ma va anche detto che se non amate il vino difficilmente vi imbatterete in questo articolo. Insomma, il nostro consiglio è il seguente: provatelo!

 

 

Donnaluna, un Fiano concreto ed elegante

Siamo giunti alle ultime battute di questa calda (anche se capricciosa) estate e in attesa di tornare alla routine quotidiana non ci resta che approfittare di ogni residuo attimo di libertà. Lasciamo, dunque, la provincia di Bari, che ci ha regalato momenti di autentica gioia grazie alle sue bellezze paesaggistiche, alla sua storia e, ovviamente, alle sue prelibatezze enogastronomiche, e torniamo nella nostra amata Campania: destinazione Cilento.

E’ una zona che frequentiamo da tempo e che conosciamo molto bene, così come molto bene conosciamo le sue qualità sotto il profilo enologico. Fino a qualche anno fa, soprattutto tra i non addetti ai lavori, in molti avrebbero storto il naso a sentir parlare di vini salernitani, ma grazie ad un lavoro davvero importante portato avanti da diversi viticoltori, sia in termini di qualità che di comunicazione, oggi si può godere di prodotti straordinari, in grado di soddisfare anche i palati più esigenti.

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Ci troviamo ad Ascea Marina e, in occasione di una cena casalinga a base di pesce (con un sontuoso risotto alla pescatora per primo!) ci rechiamo presso il rivenditore di prodotti locali più vicino, lungo Corso Elea, per acquistare una bottiglia di Fiano. Dopo una serie di valutazioni, decidiamo di puntare sul Donnaluna 2017 dell’azienda de Conciliis, affermata realtà di Prignano Cilento.

Lo lasciamo raffreddare in frigo per circa un’ora prima di stapparlo.

Il colore è giallo paglierino brillante. Al naso regala marcate note di frutti gialli e fiori di campo. Interessante la venatura minerale che si scioglie in un delicato sentore balsamico. In bocca è fresco, concreto ed elegante. Il frutto e il minerale si fondono durante il sorso e offrono un finale discretamente lungo e netto. Buona l’acidità che ci parla di un nettare che dovrebbe attendere un paio d’anni per dare il meglio, anche se si dimostra già in grado di entusiasmare.

Il Donnaluna è un vino che potrebbe tranquillamente reggere l’aperitivo, ma che regala emozioni ben più intense sorseggiato a tutto pasto. Il nostro risotto ci si è sposato meravigliosamente, ma andrebbe provato anche sulle grigliate miste di pesce, le carni bianche ai ferri e le zuppe di verdure. Da non sottovalutare, inoltre, abbinato ai formaggi di breve e media stagionatura.

Quanto al prezzo, ci muoviamo intorno ai 15 euro in enoteca. Non è propriamente una cifra da battaglia, ma, d’altro canto, nemmeno il vino lo è.

Cos’altro dire? Ah sì: se vi capita a tiro non lasciatevelo scappare!

Valentini, quel Trebbiano d’Abruzzo 2013 potente e unico

Inizia una nuova settimana lavorativa e a luglio, si sa, non è quasi mai una bella notizia. C’è chi reagisce con il nervosismo e l’insofferenza e chi, come noi, si arma di pazienza e, dopo aver contato fino a dieci, cerca di recuperare un minimo di serenità.

Non è facile, sicuramente, ma ripensare alle migliori bottiglie degustate nel weekend rappresenta sempre un buon inizio.

Stavolta abbiamo davvero l’imbarazzo della scelta, avendo avuto modo di stappare, in diverse situazioni, un discreto numero di bottiglie, ma una in particolare ha stimolato i nostri sensi regalandoci grandissime emozioni: il Trebbiano d’Abruzzo 2013 targato Valentini.

Durante la degustazione con Giuseppe Reppucci e Gerardino Garofalo

Ebbene sì, rivogliamo i calici verso la provincia di Pescara per incontrare uno dei vini più ricercati e amati dai winelovers non solo italiani. D’altro canto, la storica azienda guidata da Francesco Paolo Valentini ha sempre fatto parlare di sé, grazie a prodotti originali e di altissima qualità (Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo e Cerasuolo che nelle annate peggiori non vengono imbottigliati), in grado di rappresentare al meglio il territorio di provenienza.

Lasciamo raffreddare la bottiglia nel ghiaccio per una mezzora prima di stapparla.

Il colore è giallo paglierino intenso con leggeri riflessi dorati. Al naso offre una intrigante complessità: pera, pesca, erbe aromatiche, idrocarburo, fiori di campo, legno bagnato e accenni minerali. In bocca è pieno e rotondo. Interessante la sapidità che si affianca alla nota minerale. Il finale è lungo e intenso.

Si tratta di un vino piuttosto impegnativo che sconsigliamo di bere come aperitivo. E’ ottimo sui primi e i secondi a base di pesce, preferibilmente non troppo delicati per evitare che spariscano sotto la sua intensità, ma da non è da sottovalutare sulle carni bianche, i formaggi di media stagionatura e le zuppe vegetali.

Il prezzo è di circa 90 euro a bottiglia. Naturalmente, non parliamo di un prodotto adatto a tutte le tasche, né a tutti i giorni dell’anno, ma una cosa è certa: è un vino unico, che merita di essere assaggiato almeno una volta nella vita!

 

-Foto di Giuseppe Reppucci

Al Poggio 1999: splendida perla direttamente dal Castello di Ama

L’estate è entrata nel vivo e il caldo, come era facile immaginare, ha iniziato a farsi opprimente. Per i prossimi giorni sono previste temperature africane e l’esercizio di guardare le strade deserte, fatte d’un asfalto quasi incandescente, dalla finestra di un ufficio può regalare momenti di autentica angoscia.

Tuttavia, non siamo tipi da cedere alle avversità, per cui gettiamo il cuore oltre l’ostacolo sforzandoci di pensare a qualcosa di bello. E cosa c’è di più bello di una bottiglia di vino, magari fresca, magari intrigante e magari difficile da reperire? Davvero poche cose.

Così, in una serata calda e stanca, facciamo tappa all’enoteca Garofalo di Avellino per gustare Al Poggio, vino 100% Chardonnay targato Castello di Ama. Si tratta di un’azienda storica del territorio senese, nota in tutto il mondo per i suoi prodotti raffinati e di altissima qualità.

La particolarità della bottiglia scelta sta nell’annata: 1999. Per un bianco si tratta di un bel po’ di anni, ma, come ormai ben sapete voi che ci seguite da tempo, noi amiamo i bianchi invecchiati e sapete anche che con lo Chardonnay, in più occasioni, siamo riusciti a provare sensazioni uniche.

Dopo aver raffreddato la bottiglia, la stappiamo e la lasciamo riposare per qualche minuto prima di riempire i calici.

Il colore è giallo paglierino carico, con netti riflessi dorati. Al naso regala note di burro, mandorla, fiori di campo, noce tostata e legno bagnato. Interessante la componente minerale che emerge col trascorrere dei minuti e che va a sciogliersi in un respiro muschiato. In bocca presenta una buona struttura, ma anche una incredibile freschezza. E’ ancora percepibile, benché lieve, una nota acida, mentre a fare la differenza è la mineralità che accompagna il sorso e che termina in un finale netto e gradevolmente amarognolo.

Un vino davvero straordinario, in grado di stupire anche i palati più esigenti. Non lo azzarderemmo con l’aperitivo, ma lo berremmo sicuramente sulla carne bianca ai ferri o in umido e su piatti a base di pesce particolarmente grassi. Da non sottovalutare in accompagnamento a formaggi di media e lunga stagionatura, anche leggermente speziati.

Le annate recenti di questo nettare possono essere acquistate per una cifra che si aggira intorno ai 20 euro, ma per una 1999 di tal fatta, davvero, non c’è prezzo. Se vi capita a tiro, dunque, non lasciatevelo scappare!

 

  • fotografie di Giuseppe Reppucci

Riesling “Dom” 2016, la fresca eleganza della Mosella

E’ tempo di tornare a percorrere i gustosi sentieri del vino. Siamo nell’ultima decade di luglio e l’afa che la caratterizza, malgrado i temporali di queste ultime ore, ci consegna un suggerimento semplice: assaggiare vini freschi e invitanti.

Da un po’ di tempo, ci siamo posizionati sui bianchi ritenendo che, in generale, riescano a soddisfare meglio le esigenze del periodo. Presto cambieremo rotta, ma oggi è ancora un bianco che vi proponiamo.

Dopo una serie di incursioni nelle regioni del Nord Italia e in Francia, abbiamo deciso di rivolgere calici e papille gustative verso la Germania, terra di grandi bianchi dalle caratteristiche uniche ed inimitabili. Ad essere precisi, facciamo tappa nella Valle della Mosella, nella parte sudoccidentale del Paese, per degustare il vino principe della regione, il Riesling. Si tratta del Dom 2016 della Cantina Episcopale di Treviri (BischöflicheWeingüter Trier), storica realtà del territorio famosa per i suoi prodotti delicati ed eleganti.

Il colore è giallo paglierino vivace. Al naso regala interessanti note di agrumi, mela verde e fiori di campo oltre ad intriganti elementi minerali. In bocca è fresco e pulito. Notevole l’acidità che si scioglie in una leggera sensazione balsamica, fino ad offrire un finale di grande eleganza in cui il frutto torna a farsi insistentemente avanti. E’ un nettare da bere sul momento, ma che, come molti altri Riesling provenienti da quella zona, può reggere un discreto invecchiamento, facendo emergere interessanti note idrocarburiche.

Vino che ben si presta ad accompagnare un veloce aperitivo serale, ma anche in grado di supportare pranzi a base di pesce, carni bianche e verdure grigliate. Da provare certamente su salumi e formaggi poco stagionati e non eccessivamente speziati.

Il prezzo è di circa 13 euro. Si tratta di una cifra assolutamente alla portata, per un prodotto affidabile e che, molto probabilmente, incontrerà il favore di tutti i commensali. Provatelo!