Calvarino, l’elegante Soave Classico di Pieropan

Certe giornate sembrano esistere solo per essere superate. Cielo grigio, nuvoloni carichi di pioggia, freddo, vento. Lo scenario, poi, è quello cittadino, fatto di strade d’asfalto, traffico, clacson impazziti, pozzanghere e gente arrabbiata. Insomma, si corre il rischio concreto di farsi prendere dallo sconforto. Io, però, sono un ottimista per cui a deprimermi non ci penso neanche. Prendo il telefono, faccio scorrere la rubrica e fermo il dito sul numero di Gerardino. Chiamo e al quarto squillo ottengo la seguente risposta: «Prontissimo!».

«Caro amico -faccio io-, avrei da chiederti una cosa: ti andrebbe di anticipare ad oggi la puntata di DiVini Racconti fissata per domani? Sai com’è, sono libero e di starmene a casa proprio non me ne viene». La fortuna, si sa, aiuta gli audaci, e infatti la replica che mi giunge è: «Guarda, sono libero pure io, perciò nessun problema. Anzi, sono felice di anticipare l’appuntamento a oggi perché ho in mente di assaggiare un vino davvero speciale».

Definiamo l’orario: l’incontro è di lì a un paio d’ore. Giusto il tempo di risolvere una questione personale, recuperare un spetto umano, vestirmi e raggiungere l’enoteca Garofalo. Quando arrivo a destinazione il locale è già aperto. Spingo lentamente la porta e infilo la testa. «C’è nessuno?», domando. Non ricevo risposta. Entro, e niente: non vedo anima viva. Mi fermo in mezzo alla sala guardandomi intorno perplesso e quasi mi viene un infarto quando mi accorgo che Gerardino, silenzioso come un ninja, è in un angolo nella penombra, a nemmeno tre metri da me, a sistemare bottiglie sugli scaffali. Fortunatamente è concentrato sul suo lavoro per cui non si accorge del mio sussulto (mi avrebbe canzonato per settimane).

Comunque, terminata l’operazione si gira e mi saluta. Quindi mi suggerisce di togliermi il giaccone e prendere posto ad un tavolo. Seguo il suggerimento e lo guardo andare verso il bancone per recuperare una bottiglia, due calici e qualche grissino di accompagnamento.

Gerardino calici«Allora -domando- qual è il vino speciale che stiamo per assaggiare?»
«Davvero un capolavoro -risponde-, si tratta di un Soave ClassicoCalvarino” del 2012, prodotto dall’azienda Pieropan, storica realtà di Soave in provincia di Verona. E’ un vino che adoro, a base Garganega ma con una buona presenza di Trebbiano».
Devo ammetterlo: la scelta mi incuriosisce per cui sollecito Gerardino a stappare velocemente la bottiglia per passare all’assaggio.

Geradino stappaNon si fa pregare e, archiviata la pratica, annusa il tappo per poi annuire sodisfatto. Quindi prende a riempire i calici. Dalla bottiglia esce un liquido giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso regala profumi floreali intensi, ma si avvertono nettamente anche la mandorla e un sentore erbaceo che ricorda la lattuga bagnata.

Gerardino versaIn bocca è sorprendente: ricco di aromi e dotato di una buona acidità. Il finale regala una nota leggermente amara.
«E’ un vino molto elegante -sottolinea Gerardino- che può tranquillamente essere servito sia come aperitivo che a tutto pasto».
La domanda nasce spontanea: «Quali sono le pietanze alle quali si accompagna meglio?»
«Sta benissimo sui crostacei -dice- ma è meraviglioso anche con le ostriche, le minestre di verdura, le zuppe di legumi e, in generale, con i pesci grassi. In Veneto viene utilizzato anche per cucinare. Io, ad esempio, ho potuto assaggiare un ottimo capretto al Soave».
Continuiamo a chiacchierare annusando ed assaggiando di tanto in tanto il vino. Col trascorrere dei minuti si apre e gli aromi percepiti in precedenza emergono con maggiore forza e personalità.

BottigliaA un certo punto, pongo a Gerardino la domanda sull’accoglienza di questo Soave da parte degli utenti dell’enoteca. «Devo dire la verità -risponde-, a differenza di altri vini provenienti da fuori regione, il Soave è piuttosto conosciuto qui ad Avellino, tant’è che spesso mi viene richiesto prima che possa proporlo».
Dopo averlo assaggiato, non ho problemi a credere che sia tanto amato. «A richiederlo -riprende Gerardino- sono persone di ogni fascia d’età, ma ho notato che piace soprattutto ai giovani e alle donne. D’altronde, si tratta di un vino delicato e morbido. Insomma, un vino Soave!».

Gerardino parlaE’ proprio così e mi ripropongo di gustarlo nuovamente insieme ad una delle pietanze che sono state precedentemente elencate. Per il momento, però, mi limito a svuotare il calice che ho davanti e a ringraziare Gerardino per l’ottima scelta. Veramente ottima.

 

 

SCHEDA

VINO: Calvarino, 2012
VITIGNO: Garganega 70% Trebbiano 30%
AZIENDA: Pieropan (Soave – Vr)
GRADAZIONE ALCOLICA: 12,5%
FASCIA DI PREZZO: 14 – 19 euro

Chinon “Les Terrasses” di Lambert: un tuffo nel Cabernet Franc

Prosegue il nostro viaggio nei vini d’oltre frontiera. Lasciata la Spagna e il suo magnifico Tinta de Toro dell’azienda Compañía de Viñedos Iberian, io e Gerardino abbiamo ben pensato di dirigerci verso la Francia, e più esattamente verso una delle regioni che amo di più: la Loira. Terra incantevole, caratterizzata da centinaia di castelli e dimore signorili che puntellano il fiume lungo tutto il percorso, è certamente la patria di vini straordinari ed inimitabili, sia bianchi che rossi.

Naturalmente, la scelta del vino che assaggeremo spetta a Gerardino, per cui quando giungo all’enoteca Garofalo per l’appuntamento settimanale non so assolutamente cosa mi proporrà.

Appena entro, lo vedo trafficare con alcune bottiglie nei pressi del bancone. Ci salutiamo e, dopo essermi tolto il giaccone, punto dritto ad un tavolino per prendere posto.

Gerardino interrompe il suo lavoro e si dirige verso uno degli scaffali posizionati sulla mia destra affermando:  «La Loira è famosa per i suoi vini bianchi, soprattutto il Sauvignon Blanc della zona di Sancerre, ma come ben sai si distingue anche per la produzione di strepitosi rossi a base Cabernet Franc».

Gerardino caliciImmediatamente capisco di cosa sta parlando, per cui quando lo vedo avvicinarsi con in mano una bottiglia di Chinon e due calici non sono per nulla sorpreso.
«E’ il “Les Terrasses” dell’azienda Beatrice et Pascal Lambert -spiega-, un vino 100% Cabernet Franc che ho già avuto modo di assaggiare e che, ne sono certo, ti colpirà».

Ne sono certo anche io. D’altro canto, pur non avendo mai assaggiato i prodotti di questa azienda, un minimo di dimestichezza con questo vino l’ho acquisita. Insomma, è una tipologia che apprezzo molto per cui non vedo l’ora di tuffarmici dentro per l’assaggio.

Gerardino tappoGerardino, come se mi avesse letto nel pensiero, tira fuori il cavatappi e dà inizio al rituale dello stappamanento. Quando porta il tappo al naso, colgo con piacere il sorriso che gli si allarga all’angolo della bocca, e subito dopo resto in contemplazione davanti a quel liquido che lentamente va a riempire i calici. E’ di un colore rosso rubino intenso con riflessi porpora. Gli odori sono nettissimi: note vegetali, peperoni verdi, ma non sfugge un sentore di ribes.

IO ANNUSOIn bocca, invece, presenta un tannino leggermente aggressivo che si accompagna ad una nota rustica. Emerge con forza il lato minerale, ma a renderlo interessante è il lampone maturo che sul finale si scioglie in una sensazione di cuoio. La persistenza è buona e, in generale, è piuttosto armonico.
«Questi vini -afferma Gerardino- vengono per lo più bevuti giovani per approfittare della loro freschezza e della bella acidità di cui dispongono. Tuttavia, reggono bene l’invecchiamento e non mancano di regalare magnifiche sorprese anche a distanza di diversi anni».

parliamoContinuiamo a chiacchierare e, di tanto in tanto, assaggiamo il vino accompagnandolo con dei taralli. Col trascorrere dei minuti, quell’aggressività iniziale si ammorbidisce e si fa più netta la nota fruttata, di ribes soprattutto, che, in prima battuta, avevamo avvertito a stento in quanto coperta da quella minerale.

Chiedo a Gerardino quali siano gli abbinamenti gastronomici più adatti a questo vino. «In generale -risponde- si sposa molto bene con i formaggi di media stagionatura, ma viene consigliato anche sulla carne di coniglio, soprattutto se condita con della senape».

Quanto all’accoglienza da parte dell’utenza avellinese: «Non è un vino conosciutissimo -ammette-, per cui è estremamente raro che mi venga richiesto. Tuttavia, quando mi chiedono di assaggiare vini francesi, subito dopo i grandi classici di Borgogna e Bordeaux consiglio i vini della Loira tra cui questo. I pareri sono sempre stati positivi, fermo restando che si tratta di un vino molto particolare, dai sapori netti, per cui è sempre il caso di proporlo ad un pubblico pronto».

Che dire: credo di essere un esponente del pubblico pronto di cui sopra, perché non solo il vino mi è piaciuto, ma ne berrei volentieri un altro bicchiere.

SCHEDA

VINO: Les Terrasses, 2014
VITIGNO: Cabernet Franc 100%
AZIENDA: Beatrice et Pascal Lambert
GRADAZIONE ALCOLICA: 13%
FASCIA DI PREZZO: 18 – 23 euro

Yaso, dalla Spagna un’emozione chiamata Tinta de Toro

La Spagna è una terra estremamente interessante sotto il profilo enologico. Indubbiamente meno conosciuta di Italia, Francia e Stati Uniti, ma, al pari loro, capace di regalare autentici capolavori.

Recentemente ho avuto modo di provare diversi vini provenienti da quell’area, e devo dire che, anche quando non mi hanno soddisfatto a pieno, hanno comunque dimostrato di avere un bel potenziale.

Per questo motivo, quando la scorsa settimana Gerardino mi ha annunciato che presto avremmo assaggiato un vino spagnolo, ne sono stato felicissimo. Certo, ho dovuto far finta di non sentire il commento del buon Carlo Landolfo (che il Signore abbia pietà della sua anima!) che ha esclamato «ma perché, pure in Spagna si fa il vino?», ma questa è un’altra storia.

Giunto all’enoteca Garofalo ho trovato Gerardino alle prese con un po’ di lavoretti in cucina. Ci siamo salutati, quindi l’ho lasciato alle sue faccende andandomene in giro per il locale a buttare un occhio alle etichette esposte.

«Arrivo subito – grida a un certo punto Gerardino -, tu inizia a prendere posto».

GERARDINO CALICI Divini Racconti Garofalo vineriaSeguo l’indicazione e me ne sto qualche minuto in contemplazione fino a quando non lo vedo uscire dalla cucina e puntare dritto al bancone.
«Come ti avevo annunciato -attacca- oggi faremo un viaggio in terra spagnola. Un viaggio a mio avviso emozionante, che ti lascerà senza parole».
La curiosità cresce perciò allungo il collo per provare a capire da lontano che razza di bottiglia sia quella che è appena comparsa sul bancone insieme a due calici.
«E’ uno Yaso del 2013 -dice Gerardino avvicinandosi-, vino strepitoso che si è visto assegnare dal celebre Robert Parker la bellezza di 93 punti». Yaso è prodotto con un uvaggio 100% Tinta de Toro dall’azienda “Companìa de Vinedos Iberian“, storica realtà di Toro, in provincia di Zamora.

GERARDINO STAPPA Divini Racconti Garofalo vineriaLe aspettative sono alte e, come sempre in questi casi, temo la delusione, ma la bottiglia scura, la sua eleganza, tendono a rassicurarmi.
«Non ho ancora avuto modo di assaggiarlo – afferma Gerardino, mentre dà inizio all’ operazione di stappamento-, ma ho letto da qualche parte che a contraddistinguere questo vino sia un odore di cioccolato bianco. Sono proprio curioso di sentirlo».

BOTTIGLIA Divini Racconti Garofalo vineriaIn realtà sono curioso anche io perciò osservo con grande attenzione quel liquido rosso rubino impenetrabile che lentamente va a riempire i bicchieri. I riflessi sono porpora, ma a colpire è l’intensità del colore: ricorda la confettura di more.
Al naso è una festa di aromi. Ebbene sì, il cioccolato bianco si sente davvero, ma non è l’unica nota dolce. C’è la cannella, c’è la crema, ma ci sono anche frutti rossi e maturi come il ribes e l’amarena.
Il primo impatto con la bocca, invece, è leggermente aggressivo, a dimostrare una tannicià importante, ma c’è anche una buona acidità che lo rende fresco malgrado i suoi 14 gradi alcolici. La persistenza è ottima: sembra voler rimanere sulla lingua in eterno.

NOI DUE ASSAGGIO Divini Racconti Garofalo vineriaDavvero un grande vino, penso tra me, e provo ad immaginarlo bevuto tra qualche anno, quando i tannini si saranno levigati.
Per Gerardino si tratta di «un nettare eccezionale» e prima che gli chieda quali siano gli abbinamenti gastronomici più adatti sottolinea: «Lo berrei su una magnifica fetta di carne cotta alla brace. Sicuramente, però, starebbe bene anche su un bel tagliere di formaggi stagionati. Ma lo ripeto -prosegue-: appena l’ho assaggiato, nella mia mente si è formata l’immagine di una grigliata enorme».

BICCHIERE Divini Racconti Garofalo vineriaNon posso che condividere il suo pensiero e, in mancanza della bisteccona, mi lancio sui salamini che riposano placidamente in una ciotola al centro del tavolo.
Col trascorrere dei minuti, il vino si addolcisce in bocca, cedendo un minimo di aggressività. Gli aromi si fanno più definiti e quel sentore di cioccolato bianco iniziale diventa netto, inequivocabile.

CARLETTO3 Divini Racconti Garofalo vineriaSono davvero molto colpito per cui invito Carlo (sì quello della domanda sull’esistenza del vino in Spagna), che nel frattempo ci ha raggiunti, a prendere un bicchiere e a darsi all’assaggio.
Non si fa pregare e dopo averlo fatto guarda sia me che Gerardino ed esclama: «Ok, scusatemi. Non parlo più!».

 

SCHEDA

VINO: Yaso, 2013
VITIGNO: Tinta de Toro 100%
AZIENDA: Companìa de Vinedos Iberian
GRADAZIONE ALCOLICA: 14%
FASCIA DI PREZZO: 10 – 15 euro

Domaine Bousquet: ecco a voi il Malbec, re di Mendoza!

Mettetevi comodi e allacciate le cinture. Il viaggio che ci attende questa settimana è decisamente lungo. Dopo un bel girovagare per l’Europa (Austria, Spagna, Francia), infatti, io e Gerardino abbiamo deciso di varcare l’Oceano Atlantico e raggiungere il Sud America, più esattamente l’Argentina. La destinazione finale è Mendoza, città famosissima per la produzione di vino rosso a base Malbec.

BOTTIGLIAIntendiamoci, non ci siamo mai mossi dall’enoteca Garofalo, ma stappare una bottiglia è un po’ come tuffarsi nel territorio da cui proviene per cui nessuno ci biasimi se facciamo lavorare un po’ la fantasia.

Ma andiamo con ordine.
Giunto in enoteca in un pomeriggio assolato ma piuttosto rigido, ho trovato il buon Gerardino alle prese con un carico di bottiglie da sistemare. Mi sono accomodato ad un tavolo per non stargli tra i piedi ed ho approfittato per fare qualche telefonata in attesa che terminasse.

E’ trascorso un buon quarto d’ora prima che, trionfante come un calciatore che è appena stato convocato in nazionale, spuntasse in sala con in mano una bottiglia e due calici.

«Oggi -ha esclamato- andiamo a Mendoza per assaggiare il vero re dei vini di quella zona: il Malbec». L’ho guardato con grande curiosità in quanto la scorsa settimana c’eravamo lasciati con il proposito di assaggiare un vino italiano, anzi campano. A me, comunque, le sorprese piacciono, per cui mi sono messo con le braccia conserte a scrutare la bottiglia: Malbec 2015 di Domaine Bousquet.

BOTTIGLIA E CALICIGerardino ha archiviato in pochissimi secondi la pratica dello stappamento, trattandosi di un tappo a vite, quindi ha immediatamente riempito i calici con un nettare rosso rubino piuttosto carico dai riflessi tendenti al porpora.

«E’ un vino che amo -mi ha detto Gerardino- e tra poco comprenderai il perché, anche se già il colore è in grado di suscitare emozioni». Effettivamente la tonalità è invitante e quando infilo il naso nel calice mi accorgo subito che siamo al cospetto di un vino dalle eccezionali qualità.

I sentori sono quelli di frutti di bosco maturi, il ribes, la mora. Piuttosto marcata è anche la componente speziata che vira verso il pepe, ma a sorprendere è il ritorno netto di cioccolato fondente.

GERARDINO BEVEIn bocca, poi, è davvero intrigante. Il tannino è delicatissimo, vellutato. L’importante grado alcolico (14%) non è assolutamente aggressivo e la buona acidità lo rende amabile. La frutta avvertita al naso, inoltre, esplode sulla lingua e ci resta a lungo: una persistenza davvero notevole.

Andiamo avanti nella degustazione per diversi minuti e il vino si apre sempre di più, ad ogni sorso, ad ogni annusata, acquisendo ulteriore morbidezza.

Chiedo a Gerardino quali siano, a suo avviso, gli abbinamenti più adatti a questo Malbec. «Credo -dice- che sul maiale, in ogni sua sfaccettatura, ci stia benissimo, tuttavia, io mi butterei su una magnifica bistecca cotta in sfoglia di pane».

Personalmente, gradirei assaggiarlo anche su un bel tagliere di salumi e formaggi di media stagionatura.

IO BEVO«Propongo spesso questo vino ai miei clienti -attacca a un certo punto Gerardino-, soprattutto quando, in maniera generica, mi viene chiesto “qualcosa di particolare”, e devo dire che il successo, fino ad oggi, è del 100%». Per Gerardino a renderlo così gradevole è la morbidezza e aggiunge: «C’è una ragione se quando si parla di Argentina si parla di Malbec. E’ un vitigno che regala normalmente vini di buon carattere ma che in quelle zone raggiunge vette irraggiungibili altrove».

Insomma, a sentire Gerardino si tratta di un vino straordinario. E vi svelerò un segreto: non potrei essere più d’accordo con lui!

SCHEDA

VINO: Malbec, 2015
VITIGNO: Malbec 100%
AZIENDA: Domaine Bousquet
GRADAZIONE ALCOLICA: 14%
FASCIA DI PREZZO: 13 – 16 euro

Il Lagrein di Terlano: lo “scuro” che piace a tutti

Il freddo è arrivato anche ad Avellino, accompagnato da un vento che spacca le nocche delle mani e rende le uscite di casa un incubo. Sono giorni che me ne sto rintanato, limitando le sortite esterne al minimo sindacale, tuttavia sono consapevole di un fatto: «E’ uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo».
Perciò, il giorno prestabilito, mi imbacucco come un palombaro e scendo in strada per raggiungere l’enoteca Garofalo: Gerardino è lì che mi attende per una nuova puntata di DiVini Racconti che si annuncia un po’ diversa dal solito.

Quando ci siamo visti l’ultima volta, infatti, prima di salutarmi, mi ha sfidato: «La prossima settimana -mi ha detto- fai tu l’enotecario e io bevo».
A me le sfide sono sempre piaciute per cui gli ho risposto immediatamente che non avrei avuto alcun problema a farlo. Così, quando sono arrivato in enoteca, non mi ha sorpreso trovarlo seduto ad un tavolo a pensare ai fatti suoi.
L’impatto con il locale è stato memorabile: riscaldamenti accesi e un Gerardino beatamente a maniche corte.
L’ho salutato ed ho iniziato la delicata operazione della svestizione. Lui, dopo aver risposto al saluto, si è alzato per dirigersi verso il retro. E’ tornato nel giro di un paio di minuti con un grembiule in mano. «Mettilo -mi ha detto-, se vuoi fare l’enotecario fallo come si deve».Garofalo Wine 1

Senza scompormi, me lo sono infilato e con passo deciso ho raggiunto gli scaffali delle bottiglie sul lato destro del locale per sceglierne una.
Lo ammetto: sono completamente impreparato. D’altro canto, pur sapendo da una settimana che avrei dovuto scegliere io la bottiglia, non ho pensato minimamente a portarmi avanti col lavoro.Garofalo Wine 2Così ho iniziato ad andare su e giù, un po’ a casaccio, buttando l’occhio sulle etichette più appariscenti. A un certo punto, però, lo sguardo si è posato su una bottiglia di Lagrein della Cantina Terlano.
L’ho presa e l’ho mostrata a Gerardino che fino a quel momento mi aveva guardato con aria perplessa. L’ha osservata con attenzione finché le labbra hanno disegnato una smorfia di apprezzamento prima di esclamare: «Buona scelta! Adesso, però, torniamo ognuno al proprio posto: tu ti siedi e al servizio penso io».
Un po’ mi è dispiaciuto, perché ci stavo prendendo gusto a fare il padrone di casa, ma a ben pensarci, starsene seduti mentre qualcun altro ti mesce un buon vino nel bicchiere non è affatto male.
Così, ho preso posto senza neanche togliermi il grembiule, mentre Gerardino si è diretto al bancone per recuperare due calici e un cavatappi. Quindi è venuto al tavolo ed ha iniziato ad armeggiare con la bottiglia. «Sul termine lagrein -mi ha raccontato- ci sono ancora molti dubbi: qualcuno ritiene che sia legato all’uva proveniente dalla Val Lagarina in Trentino, qualche altro, invece, pensa al Lagritanos, un vino prodotto nella città della Magna Grecia, Lagaria, in Basilicata».
Completata l’operazione dello stappamento, Gerardino ha annusato per qualche secondo il tappo, poi ha riempito i calici con un liquido di colore rosso rubino intenso, impenetrabile.Garofalo Wine 3
Al naso, le note sono quelle della frutta rossa matura, principalmente mirtilli e more. «Amo questo vino -ha detto Gerardino- soprattutto in abbinamento con la cacciagione, ma devo ammettere che si sposa benissimo anche con le carni affumicate e con un piatto meraviglioso: la lepre alle prugne».
Passiamo all’assaggio. In bocca si mostra tannico, ma non aggressivo, mentre una buona acidità riesce a donargli una freschezza inattesa. «Il Lagrein -mi spiega Gerardino- è conosciuto da lunghissimo tempo. In proposito ricordo che già intorno al 1370, l’imperatore Carlo IV ne vietò il consumo alle sue truppe a causa della sua elevata gradazione alcolica».

Garofalo Wine sestaLa storia è affascinante, ma il vino lo è ancor di più. Lo sorseggio con lentezza e riesco ad apprezzare un sapore che mi ricorda la confettura di amarena, ma anche qualcosa sottospirito che, però, non riesco ad individuare con chiarezza.

Mentre mi perdo in queste valutazioni, mi accorgo che sul bancone, a qualche metro da noi, c’è una bottiglia di Lagrein rosato. Chiedo a Gerardino se lo ha mai provato. «Certo -risponde- e posso dire che è un vino davvero molto interessante, ottimo come aperitivo invernale e in tale veste mi capita di proporlo spesso ai clienti».

Garofalo Wine settimaTornando al Lagrein rosso (in tedesco dunkel, ossia scuro), gli chiedo chi, in enoteca, ne fa richiesta. «Un po’ tutti -risponde-, anche grazie ad un ottimo rapporto qualità prezzo. Tuttavia, a differenza di quanto si possa immaginare, risulta quasi più gradito alle donne che agli uomini, probabilmente per via della morbidezza che lo caratterizza».

Continuiamo a sorseggiare e chiacchierare, e, all’improvviso, inizio ad avvertire un certo languorino. Con il tempismo di un orologio svizzero, Gerardino (che a quanto mi risulta non legge ancora nel pensiero) mi chiede se voglio addentare qualcosa, ma prima che possa rispondere si alza e, dirigendosi verso la cucina, dice: «Non ti muovere, preparo un po’ di affettati e qualche bruschetta per accompagnare il vino». Mi limito ad annuire con la testa, ma in cuor mio esclamo: «Che bella cosa i ragazzi svegli!»Garofalo Wine ottava

 

 

 

 

 

 

 

Foto copertina e articolo: Fabrizio Nigro - Irpinia Press photo

SCHEDA

VINO: Lagrein, 2012

VITIGNO: Lagrein 100%

AZIENDA: Cantina Terlano

GRADAZIONE ALCOLICA: 13,5%

FASCIA DI PREZZO: 12 -16 euro

Laràn Laràn, dalla Ribera del Duero un magnifico Tinto Fino

Archiviata la parentesi argentina, per me e Gerardino è giunto il tempo di tornare in Europa. La meta è la Spagna, più esattamente la Ribera del Duero, zona famosa in tutto il mondo per i suoi vini rossi.

L’assaggio di questa settimana, a causa di una serie di impedimenti, si svolge in tarda serata, per cui dobbiamo fare i conti con la stanchezza di una giornata intera di lavoro. Tuttavia, si sa, la prospettiva di un buon bicchiere di vino, rende le fatiche più sopportabili.

Ma c’è dell’altro: ad accogliermi in enoteca, oltre al buon Gerardino, c’è una canzone che adoro: Have you ever seen the rain dei Creedence Clearwater Revival. Insomma, l’umore da nero che era inizia ad assumere una strana colorazione grigio chiaro.

Gerardino, appena mi vede, mi invita ad accomodarmi ad un tavolo e, senza dire una parola, si dirige verso gli scaffali alle mie spalle per recuperare la bottiglia. Con questa tra le mani, quindi, va a prendere due calici al bancone.

Io ho avuto giusto il tempo di togliermi il giaccone e riprendere fiato, quando vedo Gerardino avvicinarsi ed annunciare: «Stasera assaggeremo un vino davvero interessante, il Tinto Fino di Laràn Laràn».

BOTTIGLIA OKLa mia curiosità è già di per sé proverbiale, ma quando Gerardino si avvicina e mi mostra la bottiglia cresce a dismisura. Sull’etichetta, infatti, campeggiano i disegni di diversi animali fiabeschi la qual cosa proprio non si sposa con l’idea di vino che ho in mente. Mi aspetto, infatti, un nettare strutturato, importante, probabilmente austero, per cui ritrovarmi davanti una bottiglia così “allegra” mi coglie davvero di sorpresa.
Gerardino sembra avermi letto nel pensiero. Infatti, inizia a stappare la bottiglia, guardandomi di sottecchi con un mezzo sorrisetto. Quindi, a volermi tranquillizzare, esclama: «Stai tranquillo, sentirai che vino!»

STAPPALo osservo con attenzione mentre completa l’operazione e resto affascinato quando versa il vino nei calici.
Il colore è rosso rubino intenso, impenetrabile, con riflessi marcatamente granati. Al naso presenta una spiccata nota floreale, di viola, ma è altrettanto netta la componente fruttata, mora, mirtillo, amarena, che sfuma in una piacevolissima sensazione speziata.
In bocca è sorprendente: il tannino è delicatissimo, il contatto con la lingua è vellutato e mostra una buona acidità. Il finale è lungo e gradevole.

Devo avere stampata una espressione di meraviglia sul volto perché Gerardino inizia a ridere e mi dà una pacca sulla spalla.
Io prima mi complimento con lui per la scelta, quindi gli chiedo quali siano i piatti su cui consiglia di bere il Laràn Laràn.
«Senza dubbio –risponde- lo consiglio sulle carni: dal manzo al cervo, dall’agnello al camoscio. Tuttavia, anche su un bel tagliere di salumi e formaggi di media e lunga stagionatura farebbe la sua bella figura».

PARLIAMOCondivido l’analisi, tant’è che continuo a degustarlo accompagnandolo a delle magnifiche fette di capicollo e di prosciutto crudo locali che Gerardino, tra una chiacchiera e l’altra, ha provveduto a piazzare al centro del tavolo.
Gli domando che accoglienza ha avuto questo vino in enoteca e ammette che «non è mai stato particolarmente richiesto per il semplice fatto che non è molto conosciuto», allo stesso tempo, però, evidenzia che «ogni volta che qualcuno lo ha assaggiato è sempre rimasto positivamente colpito, soprattutto grazie alla sua delicatezza».

Devo dire che anche io sono rimasto sorpreso per la stessa ragione. E’ un vino davvero delicato e i suoi 14 gradi alcolici, che potrebbero spaventare chi si accinge a berlo, in bocca non si percepiscono affatto.
Con il trascorrere dei minuti, il Laràn Laràn fa emergere una bella nota di frutta secca, il fico, e anche la sensazione speziata si fa più netta.

Che dire, davvero un bel vino. Alla prossima!

SCHEDA

VINO: Tinto Fino, 2014
VITIGNO: Tinto Fino 100%
AZIENDA: Laràn Laràn
GRADAZIONE ALCOLICA: 14%
FASCIA DI PREZZO: 18 – 23 euro

Autinbej Ca’ del Baio: è tempo di Barbaresco!

L’appuntamento odierno è un appuntamento speciale. Perché? Semplice, io e il buon Gerardino abbiamo deciso di degustare un vino che era nel mirino da tempo: il Barbaresco Autinbej 2014 di Ca’ del Baio, storica realtà del Comune di Treiso.

Le aspettative erano davvero tante così come tanto era l’entusiasmo per la degustazione, tuttavia, posso dirvelo in premessa, è andata anche meglio del previsto!

BOTTIGLIASi tratta di un vino estremamente interessante di colore rosso rubino acceso dai riflessi lievemente granati. Al naso emerge la sua unicità: fresco, agile, con accenti di frutta rossa in piena evoluzione e sfumature speziate intervallate da stoccate di tabacco e sottobosco. In bocca a spiccare è la notevole acidità tipica del nettare che si prepara ad un buon invecchiamento, ma anche il tannino, deciso e mai aggressivo, contribuisce alla sua autorevolezza. Lungo il finale, con una retro gradevolmente fruttata.

NOI PARLIAMOPersonalmente, credo che questo vino raggiungerà la maturità tra qualche anno, ma è già in grado di regalare forti emozioni e Gerardino sembra pensarla come me.
«Propongo spesso i Barbaresco targati Ca’ del Baio in enoteca – mi spiega- e riscuotono sempre un grande successo. Parliamo di un’azienda solida che riesce ad offrire vini di notevole qualità ad un prezzo assolutamente accessibile».

Gli chiedo se l’Autinbej piaccia più ad un pubblico maschile o femminile. Lui risponde: «Piace davvero a tutti: agli uomini perché in genere amano vini di corpo e struttura, ma anche alle donne che ne apprezzano l’eleganza e la morbidezza». C’è, inoltre, una curiosità: «Ho soprannominato questo vino “nettare di mezza stagione” -dice sorridendo- in quanto mi viene richiesto soprattutto in primavera e in autunno. Il perché -continua- mi sfugge, ma è sempre il caso di tenerne una buona scorta in quei periodi».

VINO BELLAQuindi l’abbinamento: «E’ -afferma Gerardino- come tutti i grandi vini rossi ideale su carni rosse e sughi estremamente tirati. Qui in enoteca, però, lo affianchiamo a taglieri di salumi e formaggi di media e lunga stagionatura, ma anche alla parmigiana di melanzane e alle torte rustiche».

Me ne sto a sorseggiare questo splendido Barbaresco con il palato che ormai ospita una festa di sapori e sensazioni, mentre di tanto in tanto lo annuso per sentire gli odori evolversi ed aprirsi in maniera incredibile.

Svuotato il calice, io e Gerardino ci guardiamo negli occhi e decidiamo che è il caso di fare un altro giro, ma non impieghiamo troppo ad archiviare anche la seconda pratica per cui capiamo che è tempo di tornare alle faccende del quotidiano. Lo facciamo a malincuore, avendo preferito continuare ad assaporare a lungo questo nettare, ma si sa tutte le belle prima o poi sono destinate a finire.

SCHEDA

VINO: Barbaresco Autinbej, 2014
VITIGNO: Nebbiolo 100%
AZIENDA: Ca’ del Baio
GRADAZIONE ALCOLICA: 14,5%
FASCIA DI PREZZO: 25 – 30 euro

Selezione Vintage: l’esaltante Durella di Ca’ d’Or

Una timida pioggerella pomeridiana stava per mettere a rischio l’assaggio di questa settimana presso l’enoteca Garofalo. Abbiamo, infatti, dato il via alle degustazioni all’aperto e ci entusiasmava veramente poco ritornare, per l’occasione, al chiuso. Tuttavia, qualcuno lassù deve aver sentito le nostre lamentele perché mentre valutavamo il da farsi la pioggia è cessata e le nuvole hanno lasciato il posto ad un cielo azzurro e pulito.

Gerardino ha apprezzato particolarmente la cosa, tant’è che pur avendo immaginato di stappare un bianco secco (che non vi segnalo perché prima o poi lo riprenderemo) ha ben pensato di lanciarsi all’ultimo momento su una festosa bollicina.

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Mentre me ne sto comodamente seduto sul divanetto a godermi un po’ di pace insieme a mio fratello Armando (che mi ha accompagnato in enoteca ed è rimasto volentieri per l’assaggio), vedo Gerardino avvicinarsi con calici, secchiello per il ghiaccio ed una elegante bottiglia.

CaDOR 22«Oggi – afferma quando giunge a pochi passi da noi- assaggiamo uno spumante davvero straordinario: è la Selezione Vintage blanc de blancs di Ca’ d’Or,magnifica realtà con sede in provincia di Brescia».
La proposta mi intriga e me ne sto un po’ di tempo con la bottiglia tra le mani a studiarla. Gerardino, però, non sembra avere alcuna intenzione di starsene senza far nulla per cui recupera prontamente la bottiglia, la stappa e provvede a riempire i calici con un nettare di un bel colore giallo dorato attraversato da striature verdognole. Le bollicine hanno una bella persistenza e me ne starei ore ad osservarle mentre velocemente salgono dal fondo del calice fino in cima.

CaDOR 5Al naso emerge una bella nota agrumata, soprattutto il lime, ma anche il melone, il pane, l’erba e una elegante sfumatura speziata. In bocca, invece, sono venute fuori una interessantissima sapidità e un bel salino sfumato da un fruttato e persistente finale.

Devo ammettere che questo vino mi ha davvero colpito e Gerardino, che sembra leggermi nel pensiero, attacca: «E’ un metodo Charmat, Durella 100%, che trascorre un anno circa in vasche d’acciaio prima di affinare in bottiglia. Uno spumante elegante e grintoso allo stesso tempo che si presta sia per un aperitivo che per accompagnare un pasto completo».

CaDOR 12Tale affermazione mi porta a chiedergli quale sia stata l’accoglienza dei suoi clienti in enoteca di questo vino. «Davvero eccezionale -risponde- soprattutto nella veste di aperitivo. All’inizio ho dovuto proporlo io per farlo conoscere, ma poi il passaparola ha fatto il resto. Molti clienti adesso me lo chiedono direttamente».

Cosa aggiungere? Ah sì: il cliente ha sempre ragione (provatelo)!

 

 

SCHEDA

VINO: Millesimato Selezione Vintage, 2016
VITIGNO: Durella 100%
AZIENDA: Ca’ d’Or
GRADAZIONE ALCOLICA: 12%
FASCIA DI PREZZO: 13 – 17 euro

Candriano, l’elegante campi taurasini di Colli di Castelfranci

La primavera è finalmente arrivata. L’aria da diversi giorni s’è fatta dolce e il sole che splende alto nel cielo mette davvero gioia di vivere. Mi reco verso l’enoteca Garofalo fischiettando e per la prima volta non mi interrogo nemmeno sul vino che berremo: sono entusiasta e aperto ad ogni soluzione.

Entro nel locale e trovo Gerardino alle prese col suo nuovo spillatore da birra. Mi avvicino per salutarlo, poi mi metto a gironzolare tra gli scaffali buttando un occhio alle bottiglie esposte.

«Vengo subito -urla a un certo punto- finisco di sistemare questo affare e sono da te».

GERARDINO CALICISmetto di ciondolare e vado a prendere posto ad un tavolino. Passano solo due minuti e Garardino mi raggiunge con due calici, una bottiglia borgognotta e un sorrisone stampato sul viso.

«Oggi -dice-, dopo tanti assaggi d’oltralpe, torniamo in Italia. Anzi in Irpinia. Ho selezionato un bel campi taurasini dell’azienda Colli di Castelfranci, il Candriano, e credo che avremo una degustazione davvero interessante».

La scelta mi intriga. D’altro canto, per quanto mi abbia fatto piacere nelle ultime settimane spaziare tra i vini di Francia, Spagna, Austria e America Latina, ho avvertito un po’ di nostalgia dei nettari di casa. Inoltre, il campi taurasini è una meravigliosa espressione dell’Aglianico e quando è ben lavorato può competere con i migliori Taurasi. Non possiamo dimenticare, infine, che la zona di Castelfranci è certamente tra le più vocate per la produzione di questa tipologia di vino.

GERARDINO VERSAGerardino stappa la bottiglia e, dopo una lunga e soddisfacente annusata del tappo, provvede a riempire i calici. Il liquido che vedo scorrere sul vetro è di un colore rosso rubino carico con riflessi granati.

Al naso è davvero gradevole. Ad emergere sono piccoli frutti rossi maturi, mirtilli e ribes, ma anche una bella nota di gelso che sfuma in una lievissima sensazione erbacea.

In bocca è sorprendente. L’ingresso è elegante, morbido, con un tannino per niente aggressivo. La sensazione fruttata è netta e sul finale, piuttosto lungo, consegna un sentore di crema. Buona l’acidità.

«E’ un vino che adoro -dice Gerardino- e vista la delicatezza, per certi versi inattesa se si considera che parliamo di un vino prodotto con uve Aglianico, capisco la scelta di questa tipologia di bottiglia».

GERARDINO ANNUSAGli chiedo in che modo venga accolto dagli utenti dell’enoteca. «Molto bene -afferma Gerardino-, sia perché è un vino irpino e quindi conosciuto, ma anche e soprattutto per la delicatezza di cui parlavo prima. Piace infatti sia agli uomini che alle donne e non è un caso che spesso gli avventori, dopo averlo provato qui, ne comprino una bottiglia da portare a casa».

E’ un vino davvero piacevole e lo vedrei bene con formaggi semi stagionati, salumi di maiale e primi piatti con ragù importanti. Gerardino, invece, vorrebbe provarlo su «uno stracotto o, in generale, su carni brodose».

Che dire, un vino che sentiamo di consigliare a chi ha voglia di conoscere le meraviglie del campi taurasini. E noi che, invece, queste meraviglie le conosciamo già ci vediamo moralmente costretti a fare un bis, per cui: «Caro Gerardino, versane ancora un po’ che il calice piange!»

SCHEDA

VINO: Candriano, 2010
VITIGNO: Aglianico 100%
AZIENDA: Colli di Castelfranci
GRADAZIONE ALCOLICA: 13,5%
FASCIA DI PREZZO: 10 – 15 euro

Grand Enclos du Chateau de Cérons: un tuffo pieno nelle Graves

Altro giro, altra corsa! Non si fermano i nostri assaggi enologici settimanali (anche se stavolta siamo leggermente in ritardo e ce ne scusiamo, ndr.), né si arresta la voglia di conoscere vini nuovi. Così, prima di tornare col cuore e con le papille gustative in patria, decidiamo di lanciarci in un altro nettare straniero, più esattamente francese.

A scegliere il vino, come sempre, è Gerardino che mi telefona il giorno prima dell’assaggio per dirmi: «Albe’, gironzolando nel deposito è venuta fuori una bottiglia davvero interessante che dobbiamo provare. Ho già provveduto a sistemarla nello scaffale dell’enoteca. Ci vediamo domani!».

E chi sono io per dire «non voglio assaggiarlo?», nessuno, tant’è che non lo dico. Anzi, mi presento in enoteca con addirittura qualche minuto di anticipo rispetto all’orario stabilito.

gerardino caliciEntro e non vedo nessuno. La radio, però, sta lanciando un blues indiavolato che mi mette subito di buon umore. Immagino che Gerardino sia nel deposito a sistemare bottiglie, così mi tolgo la giacca e mi accomodo ad un tavolo in attesa che risalga. Passano davvero pochi secondi, ed eccolo comparire dalle scale con alcune bottiglie in mano.

Ci salutiamo e lui va a mettere a posto la merce. «Aspetta un minuto -mi dice- che arrivo. Il tempo di recuperare vino e calici».

BottigliaMe ne sto tranquillo ad ascoltare la musica e mi accorgo che il blues ha lasciato il posto alla bellissima “Black” dei Pearl Jam: non c’è che dire, qualunque sia la radio, il dj è in forma strabiliante. Mi faccio trasportare dalle note per qualche minuto, ma appena vedo Gerardino avvicinarsi al tavolo, mi concentro sulla bottiglia che ha in mano.

«Si tratta del Grand Enclos du Chateau de Cérons. Un vino della denominazione Graves composto per il 60% da uve Merlot e per il 40% da Cabernet Sauvignon».

Gerardino buonaL’incipit mi intriga e osservo con attenzione Gerardino mentre stappa la bottiglia. Nel riempire i calici viene fuori un liquido color rosso rubino intenso, impenetrabile, con riflessi granati. Al naso è una esplosione di frutti rossi maturi: spiccano il mirtillo e il lampone, ma anche la componente speziata fa la sua parte.

In bocca, invece, colpisce la bella acidità che, aggiunta ad un tannino leggermente ruvido, sembra voler dire: bevimi tra una decina d’anni.

«Questi vini -evidenzia Gerardino- hanno margini di invecchiamento davvero notevoli. Stiamo bevendo una 2012 che in questo senso può essere definita una ragazzina».

Venendo agli abbinamenti con il cibo, Gerardino non ha dubbi: «Trattandosi di un vino strutturato, lo abbinerei a carni rosse, alla selvaggina, ma anche a salumi e formaggi stagionati». Sugli ultimi due posso essere pienamente d’accordo visto che li stiamo già utilizzando per accompagnare l’assaggio.

io buonaContinuiamo a conversare e di tanto in tanto immergiamo il naso nel calice. Con il trascorrere dei minuti emergono note dolci, la vaniglia e il miele, ma sul finale si avverte anche un senso di tostatura.
Nel complesso è un vino davvero gradevole che non esiterei a proporre durante un pranzo al quale sono invitate persone dai gusti diversi. E quasi a dirmi che la mia idea non è poi tanto male, Gerardino mi spiega che in enoteca «è un vino che non ha bisogno di essere proposto, perché viene richiesto da una utenza piuttosto larga, a dimostrazione che piace un po’ a tutti».

L’assaggio termina e mi alzo dal tavolo con un bel sapore in bocca. Questo vino mi ha soddisfatto pienamente e mi riprometto di berlo con qualche amico per coglierne la reazione.

Mi infilo la giacca per andare via e saluto Gerardino dandogli appuntamento alla prossima puntata. Mentre sto per uscire, però, mi accorgo che la radio sta passando “Crazy” degli Aerosmith, per cui non mi resta che rivolgermi a Gerardino per chiedergli «Ma che radio stiamo ascoltando?», veramente degna del vino.

SCHEDA

VINO: Grand Enclos, 2012
VITIGNO: Merlot 60% Cabernet Sauvignon 40%
AZIENDA: Grand Enclos du Chateau de Cérons
GRADAZIONE ALCOLICA: 13,5%
FASCIA DI PREZZO: 21 – 26 euro