Sertura: quando il vino è passione e territorio

Impegnato, appassionato, costante. Sono questi i tre aggettivi che probabilmente descrivono meglio Giancarlo Barbieri. Cresciuto nel mondo del vino, Giancarlo, dopo una lunga gavetta, ha deciso nel 2013 di dar vita ad una propria azienda agricola: Sertura. «Non è stato semplice -ci dice-. Sono partito da zero, senza nemmeno un pezzo di terra di proprietà, ma, a costo di grandi sacrifici, sono riuscito ad andare avanti e adesso eccomi qui».

Da allora Giancarlo non si è mai fermato e ancora oggi è l’uomo ovunque di Sertura: lavora in vigna e in cantina e si occupa anche della promozione e della commercializzazione dei prodotti.

Parliamo di una piccola realtà che produce circa 20mila bottiglie ogni anno delle tre Docg irpine Taurasi, Greco di Tufo e Fiano di Avellino e della Doc Aglianico. «L’obiettivo -spiega- è quello di raggiungere, gradualmente, quota 70 o al massimo 80mila bottiglie, purché si riesca a mantenere invariata la qualità del prodotto». Sono 9 gli ettari di terreni vitati di proprietà sparsi sul territorio provinciale: a Prata Principato Ultra è piantato il Greco, a Montefalcione il Fiano, mentre l’Aglianico è coltivato nel Comune di Torre Le Nocelle.

La produzione del vino avviene in uno stabile di Prata che abbiamo avuto modo di visitare e dove abbiamo potuto assaggiare in anteprima l’Aglianico e il Taurasi 2017, con il primo che sarà commercializzato solo il prossimo anno e il secondo che dovrà attendere il 2020. Vini decisamente freschi, ma che già mostrano il proprio potenziale e un carattere deciso.

Sui bianchi il ragionamento è diverso. Il Greco di Tufo 2017, benché la filosofia aziendale sia quella di commercializzare con un anno di ritardo, si mostra già pronto. Vino di buona struttura che fonde frutto e mineralità per regalare un sorso piacevole e pulito. Interessante la nota acida a consegnare freschezza, agilità e longevità.

Stesso ragionamento per il Fiano di Avellino 2017, anche se risulta ancora leggermente indietro promettendo di essere pronto per essere gustato già nel periodo natalizio.

«I nostri vini -racconta Giancarlo- vengono prodotti con pressature molto soffici, temperature controllate e nel pieno rispetto del frutto. Non operiamo tagli: l’Aglianico è 100% Aglianico e così gli altri vitigni. E’ importante per noi che i vini abbiano una loro identità chiara».

Discutere con Giancarlo di vino, Irpinia, sviluppo del territorio è estremamente piacevole e lo è ancora di più passeggiando lungo i filari di uno dei due vigneti di Prata. «Purtroppo -afferma mentre ci mostra una foglia bucherellata-, la grandine quest’anno ha colpito in molte zone, mentre negli anni scorsi a far danni sono state le gelate. Fortunatamente, la qualità del prodotto non viene intaccata, ma la quantità sì».

Giriamo un po’ a casaccio tra i grappoli dorati di Greco quando Giancarlo si ferma e inizia a parlare dell’importanza di far conoscere l’Irpinia e il suo territorio al mondo, provando a fare rete, mettendo insieme le aziende e non separandole a causa di inutili rivalità. A tal proposito, racconta del progetto Sorsi d’Irpinia che vedrà la sua cantina insieme ad altre cinque fare tappa in Brianza «non per puntare semplicemente ad una nuova fetta di mercato -sottolinea- ma per promuovere un territorio che ha tanto ancora da dire agli appassionati di vino e non solo».

E noi non possiamo che essere d’accordo con lui.

 

 

Tra enogastronomia e tradizione, al via Montemarano Vino è

Tutto pronto per «Montemarano Vino è». La manifestazione organizzata dall’associazione «Le Cantine di Montemarano» insieme alla Pro Montemarano e le altre realtà associative operanti sul territorio, con la collaborazione del Comune e il Gal. Aprirà i battenti nella giornata di venerdì 28 settembre e proseguirà fino a domenica 30. Location dell’iniziativa, il suggestivo centro storico di Montemarano.
Nel corso della tre giorni, i visitatori avranno l’opportunità di partecipare a degustazioni guidate, seguire dibattiti culturali, assaggiare i prodotti di eccellenza della tradizione montemaranese ed immergersi, attraverso canti e balli, nel folklore locale.

Tufo Greco Festival: tutto pronto per la 34esima edizione

Il Greco di Tufo protagonista assoluto di uno degli eventi più attesi dell’anno per gli enoappassionati di tutta Italia. Torna il Tufo Greco Festival, quest’anno alla sua XXXIVesima edizione, in programma il 14, 15 e 16 settembre nel centro storico di Tufo (Avellino). Enoturisti ed appassionati del patrimonio enologico irpino e, in particolare, del Greco di Tufo e del caratteristico territorio dell’areale di questa prestigiosa denominazione italiana molto conosciuta e apprezzata all’estero, troveranno un’offerta di qualità sia per la gastronomia che per iniziative, degustazioni, wine trekking, approfondimenti tematici per promuovere il Greco di Tufo ed il suo territorio di riferimento, ma anche musica e spettacoli. Una formula molto apprezzata dal pubblico di tutta la Campania e non solo, con presenze che vanno ben oltre i confini regionali.

La XXXIVesima edizione del Tufo Greco Festival è promossa dal Comune di Tufo e cofinanziata dalla Regione Campania nell’ambito del POC Campania 2014-2020, Linea strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”. Grandi protagoniste saranno naturalmente le cantine del Consorzio Terre di Tufo: Cantine Cennerazzo, Cantine Dell’Angelo, Cantine Di Marzo, Distilleria Carpenito, Colline del Sole, Le Otto Terre, Monte Gloria, Tenuta Russo Bruno, Terre D’Aione, Torricino.

Si comincia venerdì 14 settembre, alle ore 16, con “Tufo Greco Festival in cantina”, visite guidate alle aziende vinicole del territorio; alle ore 17, presso il Nuovo Municipio, si terrà il convegno sul tema “Greco di Tufo, tutela e sviluppo di una risorsa del territorio regionale e nazionale” e, a seguire, degustazione di Greco di Tufo. Alle ore 20 apertura degli stand enogastronomici e, dalle 21, via alla parte dedicata alla musica, ai concerti e agli spettacoli, con la direzione artistica di Roberto D’Agnese. In Piazza Umberto I il concerto dei Molotov d’Irpinia, per proseguire alle 22, nell’Anfiteatro della Villa Comunale, con il blues elettrico dei Deep Blues, in Piazza Gramsci un viaggio sonoro planetario dai toni variegati, dal reggae all’afro beat e global beat music, con Syrena DJ e nell’Area del Nuovo Municipio l’originalissimo timbro dei Saxomania. Inoltre, spettacoli itineranti con il teatro di strada di Murga e artisti di strada.

Sabato 15 settembre la seconda giornata dell’evento comincerà alle ore 8.30 con il Wine Trekking, percorso esplorativo nei vigneti di Tufo in collaborazione con il CAI – Club Alpino Italiano – sezione di Avellino. Alle 12 si continua con “Tufo Greco Festival in cantina”, visite guidate alle aziende vinicole del territorio e alle ore 17, al nuovo Municipio, il primo laboratorio di degustazione guidato dal giornalista Luciano Pignataro, con servizio sommelier a cura di AIS Campania. Alle 20 apertura degli stand enogastronomici, quindi via alla musica, ai concerti e agli spettacoli: in Piazza Umberto I si esibiranno i Sette Bocche e i Lumanera, mentre nell’Anfiteatro della Villa Comunale sarà di scena Marcello Apicella, in Piazza Gramsci reggae, afro beat e global beat music con Syrena DJ, nell’Area del Nuovo Municipio il cantautorato di Ivan Romano e la musica celtica, medievale ed irish folk dei Monaghan duo. E ancora, spettacoli itineranti con la Scuola di Tarantella Montemaranese e artisti di strada. Domenica 10 settembre, alle ore 8.30, seconda iniziativa di Wine Trekking, percorso esplorativo nei vigneti di Tufo in collaborazione con il Cai di Avellino, mentre alle ore 12 continua “Tufo Greco Festival in cantina”, visite guidate alle aziende vinicole del territorio. Alle 18, presso il nuovo Municipio, secondo laboratorio di degustazione che sarà guidato dalla giornalista Adele Granieri (Slow Wine), con servizio sommelier a cura di Ais Campania. Alle ore 20 apertura degli stand enogastronomici, quindi musica, concerti e spettacoli: in Piazza Umberto I la sintesi tra linguaggi folk nordeuropei e mediterranei degli Emian Pagan Folk e gli interpreti per eccellenza della tradizione, NCCP – Nuova Compagnia di Canto Popolare. Alle 22 sul palco dell’Anfiteatro della Villa Comunale salirà la band rockabilly Stragatti e l’underground partenopeo di SanGennaroBar, in Piazza Gramsci la rock band The Arkadia e nell’Area del Nuovo Municipio blues, rock e ballads con Barabba Blues. E ancora, spettacoli itineranti con il teatro di strada di Murga e artisti di strada.

“Quella di quest’anno sarà un’edizione speciale – afferma il Sindaco di Tufo, Nunzio Donnarumma – con numerose novità per i tanti visitatori che ci aspettiamo da tutta la Campania e non solo. Il Tufo Greco Festival non è più solo uno degli eventi di punta della regione, ma rappresenta prima di tutto un esempio di coesione tra aziende vitivinicole che insieme portano avanti un progetto di promozione insieme all’amministrazione comunale, riuscendo a dare vita, grazie al sostegno della Regione Campania, ad un appuntamento che soddisfa sia i professionisti del settore vitivinicolo che i tantissimi appassionati e curiosi, che qui a Tufo troveranno un’offerta di assoluta qualità, dalla gastronomia fino alla musica, un programma intenso legato a doppio filo con il vino di cui l’Irpinia va fiera nel mondo, il Greco di Tufo. Ai visitatori offriremo visite in cantina, trekking nei vigneti, laboratori di approfondimento, degustazioni tecniche e molto altro, per contribuire alla promozione e, quindi, allo sviluppo del settore vitivinicolo irpino e, in particolare, del nostro vino bianco apprezzato a livello internazionale”.

Il programma completo e gli approfondimenti sono disponibili sul sito www.tufogrecofestival.it e sui canali social dell’evento (Facebook, Instagram, Twitter, Youtube).

 

Volturara, sale in cattedra il Fagiolo Quarantino

A Volturara Irpina (Avellino) un evento per celebrare il prodotto d’eccellenza della Piana del Dragone: il Fagiolo Quarantino, dal luglio scorso tutelato come Presidio Slow Food. Dal 7 al 9 settembre l’ottava edizione della Sagra del Fagiolo Quarantino e della Patata della Piana del Dragone, evento promosso dal Comune di Volturara Irpina e cofinanziato dal POC Campania 2014-2020, Linea strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, Politiche per il turismo e cultura”.

L’evento si svolgerà in Piazza Roma e comincerà venerdì 7 settembre alle ore 18 con spettacoli e giochi per bambini. Alle 20 l’apertura degli stand gastronomici e, dalle 21, via a musica e spettacoli con Voci del Sud, Zeketam, gruppo folk “I Tric a Ballac”, la Zeza di Cannone e della Campagna e artisti di strada. Sabato 8 settembre il programma comincerà alle ore 9 con una escursione in montagna alla Bocca del Dragone, per proseguire alle 11 presso l’aula consiliare con il convegno sul tema “Eccellenze irpine”. Alle 13 pranzo in piazza a cura dei ristoratori di Volturara, alle 17 l’apertura del Villaggio dei giochi antichi e alle 18 degustazione del fagiolo quarantino a cura della condotta di Avellino di Slow Food. Alle 20,30 l’amministrazione comunale taglierà il nastro dell’ottava edizione della Sagra e il sindaco Marino Sarno darà il benvenuto ai visitatori. Alle 21 via alla musica con Amba Aradam, Moifà e Ninfe della Tammorra, I Pulcinella, La Zeza di Cannone e della Campagna e artisti di strada. Domenica 9 settembre la terza giornata comincerà alle ore 9 con una escursione in montagna alla Bocca del Dragone, mentre alle ore 10 da piazza Roma partirà la Maratona del Dragone; alle 13 pranzo in piazza e alle 17 apertura del Villaggio dei giochi antichi. Alle 21 musica e spettacoli con SS91, Suoni barricati, Dissonanthika, Scuola di tarantella montemaranese, La Zeza di Cannone e della Campagna e artisti di strada.

Tutte le informazioni sul programma su www.fagioloquarantino.com.

“L’idea di questo evento è nata con la mia amministrazione – afferma il sindaco di Volturara Irpina, Marino Sarno – con l’obiettivo di organizzare una iniziativa completa in grado di far conoscere al pubblico un prodotto di grande eccellenza, il nostro fagiolo quarantino. Oggi, all’ottava edizione, possiamo dire di aver ottenuto lo scopo: il fagiolo di Volturara è conosciuto in tutta la Campania e a luglio Slow Food lo ha riconosciuto come presidio. A questo si aggiunge un altro dato importante: per la prima volta siamo riusciti a unire ben cinque aziende, che insieme hanno firmato il disciplinare del presidio di Slow Food. È una grande vittoria di questa amministrazione e un passo in avanti per il paese e per le nostre aziende, segno di una cultura imprenditoriale matura. Ad ottobre Volturara sarà al Salone del Gusto di Torino, un altro tassello importante in un settore strategico come quello dell’agricoltura di qualità, uno dei pochi in grado di portare sviluppo economico”. Numerose le novità dell’evento per questa ottava edizione: “Abbiamo tanti espositori in più – spiega il primo cittadino – e questo è sicuramente segno che l’evento è cresciuto. I visitatori avranno la possibilità di degustare il fagiolo quarantino ed altre specialità cucinate dai ristoranti del posto, ci saranno visite guidate al Museo Etnografico e all’interno della Bocca del Dragone, aperta solo in occasioni speciali. E ancora, aree picnic attrezzate, musica, spettacoli, mostre, giochi per bambini, la Maratona del Dragone, pranzo in piazza il sabato e la domenica, tutto in una cornice naturalistica che ha pochi paragoni come Volturara Irpina, nota anche per la sua ospitalità”.

“Ogni comunità ha una propria eccellenza – afferma Roberto D’Agnese, curatore della parte artistica dell’evento – un punto di forza che va identificato e valorizzato, in cui i cittadini possano rispecchiarsi e che rappresenti e caratterizzi l’identità di un territorio. Volturara Irpina è ricchissima sotto questo profilo: gastronomia d’eccellenza, dalla patata al fagiolo quarantino, un territorio naturalisticamente straordinario, che ha il suo cuore nella Bocca del Dragone. Si tratta di un grande patrimonio, che Volturara sta negli anni valorizzando grazie ad un lavoro congiunto tra gli attori del territorio, rappresentando di fatto un importante momento di cambiamento. Anche sotto il profilo artistico e spettacolare ci stiamo muovendo su questa strada, ovvero creando eccellenze attorno agli eventi di qualità, stringendo sinergie con la comunità e producendo eventi che abbiano un alto livello spettacolare e artistico. L’Irpinia deve confermare la sua grande qualità in tutti gli aspetti di un evento, che possono così diventare punto di forza di una comunità. A Volturara tutto questo è stato possibile grazie all’amministrazione, agli imprenditori e ai tanti che si impegnano per la valorizzazione di questo territorio, ed oggi la Sagra del Fagiolo Quarantino rappresenta un evento da non perdere, di grande qualità e a misura di famiglia”.

Roré 2016: elegante Chardonnay targato Corvée

Agosto. Ebbene sì, il momento è arrivato. Anche noi, come milioni di altri italiani, presto staccheremo la spina per goderci qualche giorno di meritate vacanze. Siamo, d’altro canto, nel mese che nell’immaginario collettivo simboleggia proprio le ferie, lo svago, la libertà e noi non abbiamo intenzione di rinunciare alla nostra fetta.

Tuttavia, ad agosto inizia ad emergere anche un lievissimo senso d’angoscia perché, in fondo, è anche il mese che precede l’inizio di un nuovo, lungo, anno lavorativo. Noi, comunque, per dirla con Bruce Willis, siamo duri a morire per cui, invece di farci assalire dall’angoscia, ci lanciamo in questo periodo dell’anno con gioia ed entusiasmo stappando una bella bottiglia di vino.

Rivolgiamo, dunque, i calici verso il Trentino e prepariamoci a gustare lo Chardonnay “Roré” 2016 dell’azienda Corvée. Si tratta di una cooperativa della provincia di Trento che ha fatto del rispetto della natura e dell’alta qualità dei suoi prodotti un vero e proprio marchio di fabbrica.

Il Roré 2016, si presenta in un delicato colore giallo paglierino chiaro. Al naso offre intriganti note di fiori di campo, mela e salvia che si sciolgono in una gradevole sensazione minerale. In bocca propone struttura e corpo, ma anche una bella freschezza legata alla notevole componente acida. Frutto e mineralità emergono in maniera elegante durante il sorso fino a regalare un finale intenso e discretamente lungo.

Vino che potrebbe vestire i panni dell’aperitivo accompagnando frittelle di alici e baccalà, darebbe certamente il meglio su primi e secondi a base di pesce e sulle carni bianche ai ferri. Di sicuro impatto, però, anche abbinato a formaggi di breve e media stagionatura (non eccessivamente speziati). Ed è proprio insieme a questi ultimi che lo abbiamo gustato noi (presso il Civico 12 di Avellino), con l’aggiunta di salumi d’oca e suino, e lo abbiamo trovato assolutamente soddisfacente.

Il prezzo si aggira intorno ai 23 euro a bottiglia. Certo, se non siete amanti del vino difficilmente spenderete più di 7 o 8 euro per una bottiglia, ma va anche detto che se non amate il vino difficilmente vi imbatterete in questo articolo. Insomma, il nostro consiglio è il seguente: provatelo!

 

 

Primaluce, un magnifico rosato targato Cantine Carpentiere

E’ un sole caldo ed avvolgente quello che sta accompagnando questi ultimi giorni di agosto e noi non abbiamo alcuna intenzione di sprecarlo. Decidiamo, perciò, di fare tappa in Puglia, terra che nelle scorse settimane abbiamo percorso in lungo e in largo, per regalarci uno degli ultimi momenti di relax di questa estate 2018.

Mattinata a Trani, passeggiando tra turisti e pescatori a pochi metri dalle barchette ancorate nel porticciolo, quindi trasferimento a Barletta, dove abbiamo prenotato per pranzo.

Destinazione “Antica Cucina dal 1983”, elegante ristorante situato in Piazza Marina che ci ha davvero colpito per la qualità e la raffinatezza delle pietanze servite.

Ad accoglierci ed accompagnarci in questo bel percorso gastronomico è il vulcanico Lello che da solo merita una trasferta da quelle parti.

Naturalmente, accendiamo i riflettori sul vino bevuto e, tanto per segnalarlo, diciamo che è stato piacevole ricevere una carta dei vini voluminosa e ben organizzata.

Paese che vai, vini che trovi. Pur essendo stati tentati da un paio di Chablis, abbiamo voluto omaggiare la Puglia lanciandoci sul rosato prodotto dalle Cantine Carpentiere: il “Primaluce” Castel del Monte Docg Bombino Nero.

Il colore è rosa acceso con riflessi che virano verso l’arancia rossa. Al naso regala note di piccoli frutti rossi, mora, ribes e mirtillo, sentori di macchia mediterranea, erbe aromatiche e fiori di campo. In bocca è fresco ed equilibrato. Interessante la sensazione minerale che si scioglie durante il sorso in un leggero fruttato. Discretamente tannico propone garbata acidità e intrigante sapidità. Il finale è delicato, elegante.

Si tratta di un vino da abbinare a primi piatti a base di pesce, magari risotti, ma anche a secondi grigliati o in umido, zuppe di verdure e carni bianche.

Noi lo abbiamo sorseggiato al fianco di un antipasto di capesante scottate su vellutata di zucchine e bottarga e ad un pacchero al ragù di granchio e possiamo dire che si è trovato assolutamente a suo agio (non a caso abbiamo ordinato una seconda bottiglia).

Il prezzo è di circa 13 euro in enoteca, intorno ai 20 al ristorante, e a nostro avviso si tratta di soldi ben spesi.

Cos’altro aggiungere? Ah, sì: provatelo!

P.s. Se andate a pranzare all’Antica Cucina chiedete a Lello di accompagnarvi in cantina. E’ un posticino incantevole, regno, tra l’altro, dei vini targati Valentini che noi amiamo particolarmente (ma questa è un’altra storia).

Donnaluna, un Fiano concreto ed elegante

Siamo giunti alle ultime battute di questa calda (anche se capricciosa) estate e in attesa di tornare alla routine quotidiana non ci resta che approfittare di ogni residuo attimo di libertà. Lasciamo, dunque, la provincia di Bari, che ci ha regalato momenti di autentica gioia grazie alle sue bellezze paesaggistiche, alla sua storia e, ovviamente, alle sue prelibatezze enogastronomiche, e torniamo nella nostra amata Campania: destinazione Cilento.

E’ una zona che frequentiamo da tempo e che conosciamo molto bene, così come molto bene conosciamo le sue qualità sotto il profilo enologico. Fino a qualche anno fa, soprattutto tra i non addetti ai lavori, in molti avrebbero storto il naso a sentir parlare di vini salernitani, ma grazie ad un lavoro davvero importante portato avanti da diversi viticoltori, sia in termini di qualità che di comunicazione, oggi si può godere di prodotti straordinari, in grado di soddisfare anche i palati più esigenti.

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Ci troviamo ad Ascea Marina e, in occasione di una cena casalinga a base di pesce (con un sontuoso risotto alla pescatora per primo!) ci rechiamo presso il rivenditore di prodotti locali più vicino, lungo Corso Elea, per acquistare una bottiglia di Fiano. Dopo una serie di valutazioni, decidiamo di puntare sul Donnaluna 2017 dell’azienda de Conciliis, affermata realtà di Prignano Cilento.

Lo lasciamo raffreddare in frigo per circa un’ora prima di stapparlo.

Il colore è giallo paglierino brillante. Al naso regala marcate note di frutti gialli e fiori di campo. Interessante la venatura minerale che si scioglie in un delicato sentore balsamico. In bocca è fresco, concreto ed elegante. Il frutto e il minerale si fondono durante il sorso e offrono un finale discretamente lungo e netto. Buona l’acidità che ci parla di un nettare che dovrebbe attendere un paio d’anni per dare il meglio, anche se si dimostra già in grado di entusiasmare.

Il Donnaluna è un vino che potrebbe tranquillamente reggere l’aperitivo, ma che regala emozioni ben più intense sorseggiato a tutto pasto. Il nostro risotto ci si è sposato meravigliosamente, ma andrebbe provato anche sulle grigliate miste di pesce, le carni bianche ai ferri e le zuppe di verdure. Da non sottovalutare, inoltre, abbinato ai formaggi di breve e media stagionatura.

Quanto al prezzo, ci muoviamo intorno ai 15 euro in enoteca. Non è propriamente una cifra da battaglia, ma, d’altro canto, nemmeno il vino lo è.

Cos’altro dire? Ah sì: se vi capita a tiro non lasciatevelo scappare!

Valentini, quel Trebbiano d’Abruzzo 2013 potente e unico

Inizia una nuova settimana lavorativa e a luglio, si sa, non è quasi mai una bella notizia. C’è chi reagisce con il nervosismo e l’insofferenza e chi, come noi, si arma di pazienza e, dopo aver contato fino a dieci, cerca di recuperare un minimo di serenità.

Non è facile, sicuramente, ma ripensare alle migliori bottiglie degustate nel weekend rappresenta sempre un buon inizio.

Stavolta abbiamo davvero l’imbarazzo della scelta, avendo avuto modo di stappare, in diverse situazioni, un discreto numero di bottiglie, ma una in particolare ha stimolato i nostri sensi regalandoci grandissime emozioni: il Trebbiano d’Abruzzo 2013 targato Valentini.

Durante la degustazione con Giuseppe Reppucci e Gerardino Garofalo

Ebbene sì, rivogliamo i calici verso la provincia di Pescara per incontrare uno dei vini più ricercati e amati dai winelovers non solo italiani. D’altro canto, la storica azienda guidata da Francesco Paolo Valentini ha sempre fatto parlare di sé, grazie a prodotti originali e di altissima qualità (Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo e Cerasuolo che nelle annate peggiori non vengono imbottigliati), in grado di rappresentare al meglio il territorio di provenienza.

Lasciamo raffreddare la bottiglia nel ghiaccio per una mezzora prima di stapparla.

Il colore è giallo paglierino intenso con leggeri riflessi dorati. Al naso offre una intrigante complessità: pera, pesca, erbe aromatiche, idrocarburo, fiori di campo, legno bagnato e accenni minerali. In bocca è pieno e rotondo. Interessante la sapidità che si affianca alla nota minerale. Il finale è lungo e intenso.

Si tratta di un vino piuttosto impegnativo che sconsigliamo di bere come aperitivo. E’ ottimo sui primi e i secondi a base di pesce, preferibilmente non troppo delicati per evitare che spariscano sotto la sua intensità, ma da non è da sottovalutare sulle carni bianche, i formaggi di media stagionatura e le zuppe vegetali.

Il prezzo è di circa 90 euro a bottiglia. Naturalmente, non parliamo di un prodotto adatto a tutte le tasche, né a tutti i giorni dell’anno, ma una cosa è certa: è un vino unico, che merita di essere assaggiato almeno una volta nella vita!

 

-Foto di Giuseppe Reppucci

Riesling “Dom” 2016, la fresca eleganza della Mosella

E’ tempo di tornare a percorrere i gustosi sentieri del vino. Siamo nell’ultima decade di luglio e l’afa che la caratterizza, malgrado i temporali di queste ultime ore, ci consegna un suggerimento semplice: assaggiare vini freschi e invitanti.

Da un po’ di tempo, ci siamo posizionati sui bianchi ritenendo che, in generale, riescano a soddisfare meglio le esigenze del periodo. Presto cambieremo rotta, ma oggi è ancora un bianco che vi proponiamo.

Dopo una serie di incursioni nelle regioni del Nord Italia e in Francia, abbiamo deciso di rivolgere calici e papille gustative verso la Germania, terra di grandi bianchi dalle caratteristiche uniche ed inimitabili. Ad essere precisi, facciamo tappa nella Valle della Mosella, nella parte sudoccidentale del Paese, per degustare il vino principe della regione, il Riesling. Si tratta del Dom 2016 della Cantina Episcopale di Treviri (BischöflicheWeingüter Trier), storica realtà del territorio famosa per i suoi prodotti delicati ed eleganti.

Il colore è giallo paglierino vivace. Al naso regala interessanti note di agrumi, mela verde e fiori di campo oltre ad intriganti elementi minerali. In bocca è fresco e pulito. Notevole l’acidità che si scioglie in una leggera sensazione balsamica, fino ad offrire un finale di grande eleganza in cui il frutto torna a farsi insistentemente avanti. E’ un nettare da bere sul momento, ma che, come molti altri Riesling provenienti da quella zona, può reggere un discreto invecchiamento, facendo emergere interessanti note idrocarburiche.

Vino che ben si presta ad accompagnare un veloce aperitivo serale, ma anche in grado di supportare pranzi a base di pesce, carni bianche e verdure grigliate. Da provare certamente su salumi e formaggi poco stagionati e non eccessivamente speziati.

Il prezzo è di circa 13 euro. Si tratta di una cifra assolutamente alla portata, per un prodotto affidabile e che, molto probabilmente, incontrerà il favore di tutti i commensali. Provatelo!

 

 

“Vigna Meira” 2010: freschezza e personalità targate Luigi Einaudi

L’estate è ormai entrata nel vivo e le giornate si sono fatte lunghe e calde. Le temperature superano sovente i 30 gradi e sopravvivere alle ore diurne (specialmente in un ufficio senza aria condizionata) è diventato assai complicato. Per fortuna, però, c’è la sera a regalare una tregua e noi di Divini Racconti non perdiamo occasione per degustare nuovi e freschi nettari.

Dopo una serie di sortite in terra straniera (per lo più in Francia), torniamo calici alla mano in Italia per stappare una bottiglia proveniente dalle Langhe, in Piemonte. Si tratta del Langhe Doc “Vigna Meira” prodotto da Poderi Luigi Einaudi (storica realtà di Dogliani, in provincia di Cuneo, che affonda le sue radici nella fine del diciannovesimo secolo), vino 100% Pinot Grigio.

Come ben sa chi ci segue da un po’, noi siamo amanti dei bianchi con qualche anno di invecchiamento alle spalle per cui abbiamo deciso di mettere in fresco una bottiglia del 2010.

Il colore è giallo paglierino intenso con marcati riflessi dorati. Al naso presenta una forte nota di agrumi maturi cui si mescolano sentori di ananas e di mango. Interessante il tocco minerale che sfuma in una lieve sensazione di idrocarburo (vagamente simile a certi Riesling alsaziani).

In bocca propone corpo e struttura notevoli. E’ ancora piuttosto elevato il livello di acidità a regalare freschezza, mentre il finale è pieno e discretamente lungo.

Non si tratta di un vino da aperitivo, benché ci siano amanti dei bianchi strutturati che potrebbero pensarla diversamente. Noi consigliamo di berlo sui primi e i secondi a base di pesce, sulle grigliate di crostacei e sulle carni bianche. Da non sottovalutare in abbinamento con formaggi di media stagionatura, anche aromatizzati al tartufo e alle olive.

Il costo è di circa 20 euro a bottiglia. Non si tratta di una cifra particolarmente elevata, per cui se vi dovesse capitare a tiro provatelo: ne sarà valsa la pena!

 

 – Foto di Giuseppe Reppucci