Echezeaux 2007, emozionante nettare di Dominique Laurent

Negli ultimi tempi abbiamo dedicato gran parte delle nostre attenzioni ai vini d’Irpinia. D’altro canto, l’aria di casa, quando non la senti da un po’, inizia a mancare e la malinconia affiora come un ranocchio dallo stagno.

Il primo amore, però, non si scorda mai, per cui, complici i festeggiamenti per il compleanno di un buon amico presso l’enoteca Garofalo, nei giorni scorsi ci siamo ritrovati nuovamente alle prese con la Francia enologica. Per l’esattezza, siamo nella Cote de Nuits, in Borgogna, per assaggiare un vino a base Pinot Noir che quanto a denominazione ha davvero bisogno di pochissime presentazioni: Echezeaux.

Venendo al produttore, poi, c’è solo da togliersi il cappello. Si tratta, infatti, di Dominique Laurent che, pur limitandosi all’imbottigliamento e all’affinamento dei vini a suo marchio, acquistando il mosto già fermentato, è da decenni sinonimo di raffinatezza e qualità. Per quanto ci riguarda, inoltre, lo amiamo particolarmente visto che abbiamo avuto modo di incontrarlo di persona un po’ di tempo fa nel corso di una degustazione a Milano e di rimanere stregati dalla sua personalità.

La bottiglia che ci apprestiamo a stappare è di Echezeaux 2007.

Il colore è rosso rubino leggermente scarico con striature aranciate. Al naso offre intriganti sentori di frutti rossi maturi, more e lamponi in particolare, ma anche note speziate alla cannella e al pepe nero. Interessante, inoltre, la sensazione balsamica che emerge in un secondo momento. In bocca è pulito, netto. Il frutto accompagna dolcemente tutto il sorso affiancato da una bella mineralità. I tannini sono morbidi e il finale lungo e speziato.

Parliamo di un vino davvero di alto livello, che sembra aver raggiunto un grado ottimale di maturazione. Da bere a tutto pasto, ideale con la carne bianca stufata. Da non sottovalutare, inoltre, abbinato a formaggi di media e lunga stagionatura, anche se vi consigliamo di godere almeno di un calice a stomaco vuoto così da poterne apprezzare le sfumature.

Il prezzo, come spesso capita in questi casi, non è adatto a tutte le tasche. Difficilmente troverete un nettare del genere ad una cifra inferiore ai 150 euro a bottiglia, ma se fosse alla portata, o qualora, per una qualche fortunatissima ragione, vi trovaste ad un tavolo dove viene servito questo vino, non lasciatevelo assolutamente scappare!

 

  • Le foto sono state scattate da Giuseppe Reppucci

“Baciami”, la delicata esuberanza del Mammolo spumante!

Cari amici di Divini Racconti, ben trovati. Siamo nel pieno dei festeggiamenti natalizi e ci sono cose che vanno obbligatoriamente fatte. Naturalmente, ci riferiamo ai regali, alle grandi abbuffate e alle partite a carte con gli amici, ma, per una questione di vocazione professionale, non possiamo non pensare principalmente ai brindisi a base di bollicine.

Diciamolo chiaramente: c’è l’imbarazzo della scelta! Dagli Champagne ai Franciacorta passando per i Prosecco, sono infinite le sfaccettature e le possibilità offerteci. Alcune, come quelle sopracitate, conosciutissime in ogni angolo del mondo e facilmente reperibili (basta regolarsi sulla fascia di prezzo), altre, invece, decisamente meno.

Ed è proprio una di queste ultime che intendiamo presentarvi oggi. Si tratta del “Baciami“, originalissimo spumante rosé dell’azienda toscana Piandaccoli (di cui abbiamo avuto modo già di parlarvi in passato).

Prodotto con metodo Charmat, il “Baciami” è figlio di uve 100% Mammolo. Una assoluta novità nel panorama enologico che ci siamo goduti presso il D-Wine di Avellino in compagnia del responsabile commerciale dell’azienda, Raffaele Anzuoni.

Il colore è un rosa leggermente pallido che ricorda gli eleganti nettari provenzali. Il perlage è intenso e discretamente persistente. Al naso regala nette note floreali e fruttate, con una predominanza di piccoli frutti rossi (lampone, mora e ribes) ed una sottile venatura agli agrumi intervallata da lievi e gradevoli stoccate minerali. In bocca è delicatamente esuberante. Il frutto si ripropone orgogliosamente, ma senza togliere nulla alla freschezza e all’agilità del sorso.

Vino davvero intrigante e versatile, in grado sia di impreziosire un buon aperitivo che di accompagnare un intero pasto a base di pesce, verdure grigliate e carni bianche. Da provare assolutamente (così come abbiamo fatto noi) insieme a formaggi vaccini e di pecora di media stagionatura, ma da non sottovalutare in abbinamento con salumi grassi e lievemente speziati.

Venendo al prezzo, siamo intorno ai 15 euro in enoteca, cifra assolutamente abbordabile e adeguata ad un prodotto che senza dubbio sorprenderà in positivo i vostri ospiti. Provatelo!

Sagrantino “Vignalunga” 2012, bel mix di potenza ed eleganza

E’ tempo di tornare in Italia per fare la conoscenza di un vino davvero straordinario. Siamo, infatti, in Umbria, a Giano dell’Umbria, e ci apprestiamo a stappare una bottiglia del nettare più blasonato della regione: il Sagrantino di Montefalco.

Del produttore, in verità, vi abbiamo già parlato nei mesi scorsi. Si tratta di Omero Moretti, titolare dell’omonima azienda, che da anni, con caparbietà, mette sul mercato vini biologici (certificati AIAB dal 1992) di altissima qualità, molti dei quali abbiamo avuto modo di assaggiare ed apprezzare durante l’ultima edizione del Vinitaly.

Dell’intera scuderia, però, a mancarci era proprio il fiore all’occhiello della famiglia Moretti, il Sagrantino di Montefalco «Vignalunga», figlio di uve provenienti da un unico vigneto -il Vignalunga, appunto- che prima di incontrare gli scaffali delle enoteche affina per circa 3 anni tra botte e vetro.

Dunque, ci siamo procurati una bottiglia (annata 2012) e, senza pensarci troppo su, abbiamo dato il via all’assaggio.

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Lo diciamo in premessa: è un vino che regge molto bene l’invecchiamento per cui, se avete in cantina un 2012, vi consigliamo di farlo riposare ancora un po’ prima di berlo.

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Il colore è rosso rubino intenso, quasi impenetrabile, con contorni violacei. Al naso regala note di piccoli frutti rossi maturi (mirtilli, more e fragoline) alle quali si affiancano sensazioni gradevolmente minerali e speziate a pepe nero. In bocca ad emergere è un tannino imponente che lentamente cede il posto al frutto e alle spezie. Interessante la componente acida che va a donare freschezza al sorso.

Parliamo di un vino di grande struttura da abbinare sicuramente a carni rosse e selvaggina, sia grigliate che in umido. Da non sottovalutare, però, sui primi al ragù (magari di cinghiale), così come sui taglieri di salumi e formaggi stagionati.

Il prezzo è di circa 40 euro a bottiglia. Certo, non è un vino che la maggior parte delle persone può permettersi tutti i giorni, ma se volete impreziosire un pranzo speciale, quello di una festosa occasione, allora tenetelo in considerazione!

 

 

“La Dilettante”: l’intrigante freschezza della Valle della Loira

Lasciamo l’Italia e torniamo a fare tappa, almeno con la mente e con il cuore, in Francia. Per l’assaggio odierno, infatti, abbiamo pensato di puntare su una zona enologica a noi particolarmente cara: la Valle della Loira.

Sono diversi i vitigni e i vini di questa regione che si lasciano bere ed apprezzare in tutto il mondo, raggiungendo punte di assoluta eccellenza: dai fantastici Sauvignon dell’area di Sancerre ai delicati Muscadet che fanno la loro comparsa man mano che ci si avvicina alla costa oceanica. Nel mezzo del percorso, rimanendo nell’alveo dei bianchi, si trovano intriganti nettari a base Chenin Blanc, come quelli della denominazione Vouvray prodotti dal Domaine Breton.

Si tratta di un’azienda molto apprezzata sia in patria che all’estero con sede nell’area tra Tours e Saumur che produce nettari intensi e riconoscibili.

Il vino in questione è La Dilettante.

Il colore è giallo paglierino acceso con leggerissime striature verdognole. Al naso offre delicate note di frutta gialla matura, la pera e la mela innanzitutto, ma si avvertono anche sensazioni agrumate e gradevolmente minerali. In bocca è pulito e fresco. Interessante la sapidità che ben si accompagna alla mineralità, mentre il finale è discretamente lungo e netto.

Parliamo di un vino molto versatile, da bere anche come aperitivo, ma in grado di dare il meglio sui secondi piatti a base di pesce e crostacei, preferibilmente alla griglia. Da non sottovalutare con le carni bianche e al fianco di formaggi di mucca freschi o di media stagionatura.

Il costo di una bottiglia è di circa 21 euro, un prezzo accessibile per la maggior parte dei consumatori. Noi lo abbiamo apprezzato molto, soprattutto per la sua eleganza, per cui non possiamo non consigliarvelo.

-Le foto sono state scattate all’interno dell’enoteca Garofalowine da Giuseppe Reppucci

Sertura: quando il vino è passione e territorio

Impegnato, appassionato, costante. Sono questi i tre aggettivi che probabilmente descrivono meglio Giancarlo Barbieri. Cresciuto nel mondo del vino, Giancarlo, dopo una lunga gavetta, ha deciso nel 2013 di dar vita ad una propria azienda agricola: Sertura. «Non è stato semplice -ci dice-. Sono partito da zero, senza nemmeno un pezzo di terra di proprietà, ma, a costo di grandi sacrifici, sono riuscito ad andare avanti e adesso eccomi qui».

Da allora Giancarlo non si è mai fermato e ancora oggi è l’uomo ovunque di Sertura: lavora in vigna e in cantina e si occupa anche della promozione e della commercializzazione dei prodotti.

Parliamo di una piccola realtà che produce circa 20mila bottiglie ogni anno delle tre Docg irpine Taurasi, Greco di Tufo e Fiano di Avellino e della Doc Aglianico. «L’obiettivo -spiega- è quello di raggiungere, gradualmente, quota 70 o al massimo 80mila bottiglie, purché si riesca a mantenere invariata la qualità del prodotto». Sono 9 gli ettari di terreni vitati di proprietà sparsi sul territorio provinciale: a Prata Principato Ultra è piantato il Greco, a Montefalcione il Fiano, mentre l’Aglianico è coltivato nel Comune di Torre Le Nocelle.

La produzione del vino avviene in uno stabile di Prata che abbiamo avuto modo di visitare e dove abbiamo potuto assaggiare in anteprima l’Aglianico e il Taurasi 2017, con il primo che sarà commercializzato solo il prossimo anno e il secondo che dovrà attendere il 2020. Vini decisamente freschi, ma che già mostrano il proprio potenziale e un carattere deciso.

Sui bianchi il ragionamento è diverso. Il Greco di Tufo 2017, benché la filosofia aziendale sia quella di commercializzare con un anno di ritardo, si mostra già pronto. Vino di buona struttura che fonde frutto e mineralità per regalare un sorso piacevole e pulito. Interessante la nota acida a consegnare freschezza, agilità e longevità.

Stesso ragionamento per il Fiano di Avellino 2017, anche se risulta ancora leggermente indietro promettendo di essere pronto per essere gustato già nel periodo natalizio.

«I nostri vini -racconta Giancarlo- vengono prodotti con pressature molto soffici, temperature controllate e nel pieno rispetto del frutto. Non operiamo tagli: l’Aglianico è 100% Aglianico e così gli altri vitigni. E’ importante per noi che i vini abbiano una loro identità chiara».

Discutere con Giancarlo di vino, Irpinia, sviluppo del territorio è estremamente piacevole e lo è ancora di più passeggiando lungo i filari di uno dei due vigneti di Prata. «Purtroppo -afferma mentre ci mostra una foglia bucherellata-, la grandine quest’anno ha colpito in molte zone, mentre negli anni scorsi a far danni sono state le gelate. Fortunatamente, la qualità del prodotto non viene intaccata, ma la quantità sì».

Giriamo un po’ a casaccio tra i grappoli dorati di Greco quando Giancarlo si ferma e inizia a parlare dell’importanza di far conoscere l’Irpinia e il suo territorio al mondo, provando a fare rete, mettendo insieme le aziende e non separandole a causa di inutili rivalità. A tal proposito, racconta del progetto Sorsi d’Irpinia che vedrà la sua cantina insieme ad altre cinque fare tappa in Brianza «non per puntare semplicemente ad una nuova fetta di mercato -sottolinea- ma per promuovere un territorio che ha tanto ancora da dire agli appassionati di vino e non solo».

E noi non possiamo che essere d’accordo con lui.

 

 

Tra enogastronomia e tradizione, al via Montemarano Vino è

Tutto pronto per «Montemarano Vino è». La manifestazione organizzata dall’associazione «Le Cantine di Montemarano» insieme alla Pro Montemarano e le altre realtà associative operanti sul territorio, con la collaborazione del Comune e il Gal. Aprirà i battenti nella giornata di venerdì 28 settembre e proseguirà fino a domenica 30. Location dell’iniziativa, il suggestivo centro storico di Montemarano.
Nel corso della tre giorni, i visitatori avranno l’opportunità di partecipare a degustazioni guidate, seguire dibattiti culturali, assaggiare i prodotti di eccellenza della tradizione montemaranese ed immergersi, attraverso canti e balli, nel folklore locale.

Grecomuscio “Fulgeo”, la bella prova di Guastaferro

L’Irpinia è terra di grandi vini e questa non è certo una scoperta. Le tre Docg Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi, pur soffrendo ancora una comunicazione carente sul piano internazionale, riescono a scalare le classifiche di gradimento e a conquistare un numero sempre crescente di enoappassionati. Il Comune di Taurasi, manco a dirlo, è famoso per la produzione dell’omonimo vino a base Aglianico, strutturato, importante, in certi casi austero, capace di competere con i grandi rossi italiani e non solo. Tuttavia, pochi sanno che in questo piccolo centro della provincia di Avellino si coltiva un vitigno poco conosciuto e ritenuto fino a qualche anno fa scomparso, il Roviello Bianco, noto alla gente del posto con il nome di Grecomuscio.

E’ un’uva che in passato spesso veniva confusa con il Greco, ma che da esso si differenziava in particolare per la consistenza degli acini giunti a maturazione.

La produzione è minima e ad aprire la strada è stata la realtà taurasina Cantine Lonardo, ma da un po’, di preciso dal 2012, c’è un’altra realtà al lavoro su tale vitigno, l’azienda agricola Guastaferro, che ha dato alla luce, dopo un lavoro durato circa 7 anni, la sua prima imbottigliata. Si chiama “Fulgeo” ed ha esordito in numero estremamente limitato (solo 900 esemplari).

Noi lo abbiamo assaggiato e, ve lo diciamo in premessa, vista la qualità, ci auguriamo che una produzione del genere possa crescere notevolmente.

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Il colore è giallo paglierino con leggere striature dorate e rimandi verdognoli. Al naso offre una intensa sensazione minerale attraversata da stoccate agrumate e folate timidamente floreali. In bocca la mineralità si amplifica rilasciando tutto il suo potenziale e affiancandosi ad una robusta acidità. Durante il sorso emerge il pompelmo amaro, ma non mancano intriganti accenni vegetali. Struttura marcata per un vino che comunque risulta fresco ed agile. Il finale è discretamente lungo.

Nettare da tutto pasto, certamente a suo agio con risotti ai frutti di mare e crostacei alla griglia, ma anche con le carni bianche e i formaggi di media stagionatura. Parliamo di un vino che, considerato il grado di acidità, promette di regalare belle emozioni a seguito di un ulteriore affinamento in bottiglia. Per il momento, però, una cosa sentiamo di poterla già dire: buon la prima!

 

 

Dal Greco al Taurasi: gli intriganti vini di Terre D’Aione

Tufo. Per gli amanti del vino, visitare questo piccolo borgo della Valle del Sabato è certamente una esperienza formativa e il Greco Festival, che va in scena ogni anno nel mese di settembre, rappresenta un’ottima occasione per farlo.

Noi ne abbiamo approfittato e, tra le altre cose, abbiamo deciso di prendere parte alla visita in cantina promossa dall’azienda Terre D’Aione. Si tratta di una realtà giovane, operativa da poco più di un decennio, situata nella frazione San Paolo di Tufo, a due passi (nel vero senso della parola) dal Comune di Torrioni, ma che affonda le sue radici in un’antica tradizione contadina.

Ad accompagnarci in questo viaggio è il titolare, Angelo Carpenito, persona appassionata e garbata che dopo averci mostrato il nuovo impianto di Greco a pochi metri dalla cantina (il resto dei vigneti si trova a ridosso delle miniere di zolfo nella parte bassa del paese) ci ha illustrato le tappe della vinificazione.

Naturalmente, come sempre, a noi interessa accendere i riflettori sui prodotti aziendali, per cui, tralasciando per un attimo l’ottimo pranzo al quale pure abbiamo partecipato, entriamo nel vivo del discorso.

Terre d’Aione, oltre al Greco di Tufo produce Fiano di Avellino, Falanghina del beneventano, Aglianico Campania, Aglianico Rosato e Taurasi. Abbiamo degustato l’annata 2017 dell’intera gamma (con l’eccezione del Taurasi 2012 e l’aggiunta di un Fiano 2016).

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Il Greco di Tufo si presenta intenso ed elegante al naso. Ad emergere sono la pesca gialla e i fiori di campo che lasciano nel finale spazio ad una lieve nota minerale. In bocca i ruoli si invertono ed è la mineralità a guadagnare la ribalta a discapito del frutto. Notevole l’acidità, intrigante e discretamente lungo il finale. Vino interessante, ancora giovane, ma già in grado di farsi apprezzare. Da riprovare tra un paio di anni quando, ne siamo certi, avrà tirato fuori gran parte del potenziale del vitigno.

Passaggio al Fiano di Avellino. Vino di un giallo paglierino tenue decorato da striature verdognole, prodotto con uve provenienti dal Comune di Lapio. Anche qui ci troviamo in presenza di un naso importante fatto di fiori bianchi, albicocca e gelso. In bocca il frutto conserva la sua spinta e accompagna il sorso nella sua interezza. Non manca di mineralità ed acidità che gli consegnano freschezza e longevità.

Angelo, a tal proposito, decide di stappare un Fiano del 2016 e ne viene fuori proprio quello che immaginavamo. Vino più maturo, con un frutto meno marcato ed una mineralità in vetrina. La perfetta evoluzione del precedente.

Dunque, la Falanghina, figlia di uve di Casalduni, in provincia di Benevento. Meno elegante dei precedenti ma comunque di impatto, al naso mostra note rocciose ed erbacee. E’ la mineralità ad accompagnare il sorso, anche se non mancano lievissimi accenni fruttati. Acidità discreta, finale soddisfacente. Vino maturo e già pronto per essere bevuto.

Virata verso i rossi aziendali con una tappa intermedia: Aglianico Rosato. Il colore è rosa intenso con riflessi accesi. Tanto al naso quanto al palato a regnare è la parte fruttata, con la ciliegia e la mora in primo piano. Interessante la sensazione balsamica che si avverte durante il sorso a regalare freschezza e agilità. Tannino ben levigato, ma giustamente percettibile che corona un finale piuttosto elegante.

Quindi, l’Aglianico Campania. E’ il vino che non ti aspetti. Prodotto con uve provenienti dagli areali di Taurasi, Paternopoli e Montemarano, si presenta in un bel rosso rubino intenso, a tratti impenetrabile. Vino che ha fatto legno (una parte di esso ha riposato qualche mese nelle barrique che in precedenza avevano ospitato il Taurasi) e che si propone quasi privo della spigolosità del vitigno. Potente la nota di amarena e frutti di bosco che oltre ad offrire un sorso morbido regalano un finale persistente.

Ed eccoci giunti alla fine della degustazione con il Taurasi 2012. Vino importante, autorevole, dotato di un frutto delicato ed un tannino per niente aggressivo. Dopo 6 mesi in acciaio, trascorre dai 16 ai 18 mesi in barrique per poi completare l’affinamento in bottiglia. Nettare strutturato, adatto ad accompagnare pranzi importanti, ma da non sottovalutare in chiave meditativa. Per il momento le bottiglie prodotte sono meno di 4mila, ma la speranza è che si possa crescere (ha già ottenuto un importante riconoscimento al Merano Wine Festival).

Insomma, è stata una degustazione molto interessante per un’azienda giovane ma dal grande potenziale. Continueremo a seguirla e vedremo cosa accadrà!

Roré 2016: elegante Chardonnay targato Corvée

Agosto. Ebbene sì, il momento è arrivato. Anche noi, come milioni di altri italiani, presto staccheremo la spina per goderci qualche giorno di meritate vacanze. Siamo, d’altro canto, nel mese che nell’immaginario collettivo simboleggia proprio le ferie, lo svago, la libertà e noi non abbiamo intenzione di rinunciare alla nostra fetta.

Tuttavia, ad agosto inizia ad emergere anche un lievissimo senso d’angoscia perché, in fondo, è anche il mese che precede l’inizio di un nuovo, lungo, anno lavorativo. Noi, comunque, per dirla con Bruce Willis, siamo duri a morire per cui, invece di farci assalire dall’angoscia, ci lanciamo in questo periodo dell’anno con gioia ed entusiasmo stappando una bella bottiglia di vino.

Rivolgiamo, dunque, i calici verso il Trentino e prepariamoci a gustare lo Chardonnay “Roré” 2016 dell’azienda Corvée. Si tratta di una cooperativa della provincia di Trento che ha fatto del rispetto della natura e dell’alta qualità dei suoi prodotti un vero e proprio marchio di fabbrica.

Il Roré 2016, si presenta in un delicato colore giallo paglierino chiaro. Al naso offre intriganti note di fiori di campo, mela e salvia che si sciolgono in una gradevole sensazione minerale. In bocca propone struttura e corpo, ma anche una bella freschezza legata alla notevole componente acida. Frutto e mineralità emergono in maniera elegante durante il sorso fino a regalare un finale intenso e discretamente lungo.

Vino che potrebbe vestire i panni dell’aperitivo accompagnando frittelle di alici e baccalà, darebbe certamente il meglio su primi e secondi a base di pesce e sulle carni bianche ai ferri. Di sicuro impatto, però, anche abbinato a formaggi di breve e media stagionatura (non eccessivamente speziati). Ed è proprio insieme a questi ultimi che lo abbiamo gustato noi (presso il Civico 12 di Avellino), con l’aggiunta di salumi d’oca e suino, e lo abbiamo trovato assolutamente soddisfacente.

Il prezzo si aggira intorno ai 23 euro a bottiglia. Certo, se non siete amanti del vino difficilmente spenderete più di 7 o 8 euro per una bottiglia, ma va anche detto che se non amate il vino difficilmente vi imbatterete in questo articolo. Insomma, il nostro consiglio è il seguente: provatelo!

 

 

Primaluce, un magnifico rosato targato Cantine Carpentiere

E’ un sole caldo ed avvolgente quello che sta accompagnando questi ultimi giorni di agosto e noi non abbiamo alcuna intenzione di sprecarlo. Decidiamo, perciò, di fare tappa in Puglia, terra che nelle scorse settimane abbiamo percorso in lungo e in largo, per regalarci uno degli ultimi momenti di relax di questa estate 2018.

Mattinata a Trani, passeggiando tra turisti e pescatori a pochi metri dalle barchette ancorate nel porticciolo, quindi trasferimento a Barletta, dove abbiamo prenotato per pranzo.

Destinazione “Antica Cucina dal 1983”, elegante ristorante situato in Piazza Marina che ci ha davvero colpito per la qualità e la raffinatezza delle pietanze servite.

Ad accoglierci ed accompagnarci in questo bel percorso gastronomico è il vulcanico Lello che da solo merita una trasferta da quelle parti.

Naturalmente, accendiamo i riflettori sul vino bevuto e, tanto per segnalarlo, diciamo che è stato piacevole ricevere una carta dei vini voluminosa e ben organizzata.

Paese che vai, vini che trovi. Pur essendo stati tentati da un paio di Chablis, abbiamo voluto omaggiare la Puglia lanciandoci sul rosato prodotto dalle Cantine Carpentiere: il “Primaluce” Castel del Monte Docg Bombino Nero.

Il colore è rosa acceso con riflessi che virano verso l’arancia rossa. Al naso regala note di piccoli frutti rossi, mora, ribes e mirtillo, sentori di macchia mediterranea, erbe aromatiche e fiori di campo. In bocca è fresco ed equilibrato. Interessante la sensazione minerale che si scioglie durante il sorso in un leggero fruttato. Discretamente tannico propone garbata acidità e intrigante sapidità. Il finale è delicato, elegante.

Si tratta di un vino da abbinare a primi piatti a base di pesce, magari risotti, ma anche a secondi grigliati o in umido, zuppe di verdure e carni bianche.

Noi lo abbiamo sorseggiato al fianco di un antipasto di capesante scottate su vellutata di zucchine e bottarga e ad un pacchero al ragù di granchio e possiamo dire che si è trovato assolutamente a suo agio (non a caso abbiamo ordinato una seconda bottiglia).

Il prezzo è di circa 13 euro in enoteca, intorno ai 20 al ristorante, e a nostro avviso si tratta di soldi ben spesi.

Cos’altro aggiungere? Ah, sì: provatelo!

P.s. Se andate a pranzare all’Antica Cucina chiedete a Lello di accompagnarvi in cantina. E’ un posticino incantevole, regno, tra l’altro, dei vini targati Valentini che noi amiamo particolarmente (ma questa è un’altra storia).