Sertura: quando il vino è passione e territorio

Impegnato, appassionato, costante. Sono questi i tre aggettivi che probabilmente descrivono meglio Giancarlo Barbieri. Cresciuto nel mondo del vino, Giancarlo, dopo una lunga gavetta, ha deciso nel 2013 di dar vita ad una propria azienda agricola: Sertura. «Non è stato semplice -ci dice-. Sono partito da zero, senza nemmeno un pezzo di terra di proprietà, ma, a costo di grandi sacrifici, sono riuscito ad andare avanti e adesso eccomi qui».

Da allora Giancarlo non si è mai fermato e ancora oggi è l’uomo ovunque di Sertura: lavora in vigna e in cantina e si occupa anche della promozione e della commercializzazione dei prodotti.

Parliamo di una piccola realtà che produce circa 20mila bottiglie ogni anno delle tre Docg irpine Taurasi, Greco di Tufo e Fiano di Avellino e della Doc Aglianico. «L’obiettivo -spiega- è quello di raggiungere, gradualmente, quota 70 o al massimo 80mila bottiglie, purché si riesca a mantenere invariata la qualità del prodotto». Sono 9 gli ettari di terreni vitati di proprietà sparsi sul territorio provinciale: a Prata Principato Ultra è piantato il Greco, a Montefalcione il Fiano, mentre l’Aglianico è coltivato nel Comune di Torre Le Nocelle.

La produzione del vino avviene in uno stabile di Prata che abbiamo avuto modo di visitare e dove abbiamo potuto assaggiare in anteprima l’Aglianico e il Taurasi 2017, con il primo che sarà commercializzato solo il prossimo anno e il secondo che dovrà attendere il 2020. Vini decisamente freschi, ma che già mostrano il proprio potenziale e un carattere deciso.

Sui bianchi il ragionamento è diverso. Il Greco di Tufo 2017, benché la filosofia aziendale sia quella di commercializzare con un anno di ritardo, si mostra già pronto. Vino di buona struttura che fonde frutto e mineralità per regalare un sorso piacevole e pulito. Interessante la nota acida a consegnare freschezza, agilità e longevità.

Stesso ragionamento per il Fiano di Avellino 2017, anche se risulta ancora leggermente indietro promettendo di essere pronto per essere gustato già nel periodo natalizio.

«I nostri vini -racconta Giancarlo- vengono prodotti con pressature molto soffici, temperature controllate e nel pieno rispetto del frutto. Non operiamo tagli: l’Aglianico è 100% Aglianico e così gli altri vitigni. E’ importante per noi che i vini abbiano una loro identità chiara».

Discutere con Giancarlo di vino, Irpinia, sviluppo del territorio è estremamente piacevole e lo è ancora di più passeggiando lungo i filari di uno dei due vigneti di Prata. «Purtroppo -afferma mentre ci mostra una foglia bucherellata-, la grandine quest’anno ha colpito in molte zone, mentre negli anni scorsi a far danni sono state le gelate. Fortunatamente, la qualità del prodotto non viene intaccata, ma la quantità sì».

Giriamo un po’ a casaccio tra i grappoli dorati di Greco quando Giancarlo si ferma e inizia a parlare dell’importanza di far conoscere l’Irpinia e il suo territorio al mondo, provando a fare rete, mettendo insieme le aziende e non separandole a causa di inutili rivalità. A tal proposito, racconta del progetto Sorsi d’Irpinia che vedrà la sua cantina insieme ad altre cinque fare tappa in Brianza «non per puntare semplicemente ad una nuova fetta di mercato -sottolinea- ma per promuovere un territorio che ha tanto ancora da dire agli appassionati di vino e non solo».

E noi non possiamo che essere d’accordo con lui.

 

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