Grecomuscio “Fulgeo”, la bella prova di Guastaferro

L’Irpinia è terra di grandi vini e questa non è certo una scoperta. Le tre Docg Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi, pur soffrendo ancora una comunicazione carente sul piano internazionale, riescono a scalare le classifiche di gradimento e a conquistare un numero sempre crescente di enoappassionati. Il Comune di Taurasi, manco a dirlo, è famoso per la produzione dell’omonimo vino a base Aglianico, strutturato, importante, in certi casi austero, capace di competere con i grandi rossi italiani e non solo. Tuttavia, pochi sanno che in questo piccolo centro della provincia di Avellino si coltiva un vitigno poco conosciuto e ritenuto fino a qualche anno fa scomparso, il Roviello Bianco, noto alla gente del posto con il nome di Grecomuscio.

E’ un’uva che in passato spesso veniva confusa con il Greco, ma che da esso si differenziava in particolare per la consistenza degli acini giunti a maturazione.

La produzione è minima e ad aprire la strada è stata la realtà taurasina Cantine Lonardo, ma da un po’, di preciso dal 2012, c’è un’altra realtà al lavoro su tale vitigno, l’azienda agricola Guastaferro, che ha dato alla luce, dopo un lavoro durato circa 7 anni, la sua prima imbottigliata. Si chiama “Fulgeo” ed ha esordito in numero estremamente limitato (solo 900 esemplari).

Noi lo abbiamo assaggiato e, ve lo diciamo in premessa, vista la qualità, ci auguriamo che una produzione del genere possa crescere notevolmente.

***

Il colore è giallo paglierino con leggere striature dorate e rimandi verdognoli. Al naso offre una intensa sensazione minerale attraversata da stoccate agrumate e folate timidamente floreali. In bocca la mineralità si amplifica rilasciando tutto il suo potenziale e affiancandosi ad una robusta acidità. Durante il sorso emerge il pompelmo amaro, ma non mancano intriganti accenni vegetali. Struttura marcata per un vino che comunque risulta fresco ed agile. Il finale è discretamente lungo.

Nettare da tutto pasto, certamente a suo agio con risotti ai frutti di mare e crostacei alla griglia, ma anche con le carni bianche e i formaggi di media stagionatura. Parliamo di un vino che, considerato il grado di acidità, promette di regalare belle emozioni a seguito di un ulteriore affinamento in bottiglia. Per il momento, però, una cosa sentiamo di poterla già dire: buon la prima!

 

Stampa
“La Dilettante”: l’intrigante freschezza della Valle della Loira
Dal Greco al Taurasi: gli intriganti vini di Terre D’Aione

Tags:

  • Mostra Commenti (0)

Your email address will not be published. Required fields are marked *

commento *

  • name *

  • email *

  • website *

Ti Potrebbe Interessare

Bei vini dal passato: i 20 anni del Mount Nelson Sauvignon Blanc

In passato vi abbiamo già raccontato della nostra passione per i vini bianchi invecchiati, ...

Viognier 2013 Yarden: un elegante concentrato di frutta gialla e fiori di campo

L’estate si avvicina e le temperature iniziano a raggiungere livelli talvolta insopportabili. Certo, una ...

Gattinara Anzivino: l’altra faccia del Nebbiolo

Prosegue il nostro viaggio nel regno del Nebbiolo. Lasciato il Comune di Ghemme puntiamo ...

Greco di Tufo 2015: la bella sorpresa di Nardone Nardone

Torniamo nella nostra verde Irpinia per assaggiare, dopo un bel po’ di tempo in ...

Degustazione Piandaccoli: l’eleganza degli autoctoni rinascimentali, la potenza del Sangiovese

Nelle scorse settimane vi abbiamo presentato l’azienda agricola toscana Piandaccoli. Lo abbiamo fatto attraverso ...