Dal Greco al Taurasi: gli intriganti vini di Terre D’Aione

Tufo. Per gli amanti del vino, visitare questo piccolo borgo della Valle del Sabato è certamente una esperienza formativa e il Greco Festival, che va in scena ogni anno nel mese di settembre, rappresenta un’ottima occasione per farlo.

Noi ne abbiamo approfittato e, tra le altre cose, abbiamo deciso di prendere parte alla visita in cantina promossa dall’azienda Terre D’Aione. Si tratta di una realtà giovane, operativa da poco più di un decennio, situata nella frazione San Paolo di Tufo, a due passi (nel vero senso della parola) dal Comune di Torrioni, ma che affonda le sue radici in un’antica tradizione contadina.

Ad accompagnarci in questo viaggio è il titolare, Angelo Carpenito, persona appassionata e garbata che dopo averci mostrato il nuovo impianto di Greco a pochi metri dalla cantina (il resto dei vigneti si trova a ridosso delle miniere di zolfo nella parte bassa del paese) ci ha illustrato le tappe della vinificazione.

Naturalmente, come sempre, a noi interessa accendere i riflettori sui prodotti aziendali, per cui, tralasciando per un attimo l’ottimo pranzo al quale pure abbiamo partecipato, entriamo nel vivo del discorso.

Terre d’Aione, oltre al Greco di Tufo produce Fiano di Avellino, Falanghina del beneventano, Aglianico Campania, Aglianico Rosato e Taurasi. Abbiamo degustato l’annata 2017 dell’intera gamma (con l’eccezione del Taurasi 2012 e l’aggiunta di un Fiano 2016).

***

Il Greco di Tufo si presenta intenso ed elegante al naso. Ad emergere sono la pesca gialla e i fiori di campo che lasciano nel finale spazio ad una lieve nota minerale. In bocca i ruoli si invertono ed è la mineralità a guadagnare la ribalta a discapito del frutto. Notevole l’acidità, intrigante e discretamente lungo il finale. Vino interessante, ancora giovane, ma già in grado di farsi apprezzare. Da riprovare tra un paio di anni quando, ne siamo certi, avrà tirato fuori gran parte del potenziale del vitigno.

Passaggio al Fiano di Avellino. Vino di un giallo paglierino tenue decorato da striature verdognole, prodotto con uve provenienti dal Comune di Lapio. Anche qui ci troviamo in presenza di un naso importante fatto di fiori bianchi, albicocca e gelso. In bocca il frutto conserva la sua spinta e accompagna il sorso nella sua interezza. Non manca di mineralità ed acidità che gli consegnano freschezza e longevità.

Angelo, a tal proposito, decide di stappare un Fiano del 2016 e ne viene fuori proprio quello che immaginavamo. Vino più maturo, con un frutto meno marcato ed una mineralità in vetrina. La perfetta evoluzione del precedente.

Dunque, la Falanghina, figlia di uve di Casalduni, in provincia di Benevento. Meno elegante dei precedenti ma comunque di impatto, al naso mostra note rocciose ed erbacee. E’ la mineralità ad accompagnare il sorso, anche se non mancano lievissimi accenni fruttati. Acidità discreta, finale soddisfacente. Vino maturo e già pronto per essere bevuto.

Virata verso i rossi aziendali con una tappa intermedia: Aglianico Rosato. Il colore è rosa intenso con riflessi accesi. Tanto al naso quanto al palato a regnare è la parte fruttata, con la ciliegia e la mora in primo piano. Interessante la sensazione balsamica che si avverte durante il sorso a regalare freschezza e agilità. Tannino ben levigato, ma giustamente percettibile che corona un finale piuttosto elegante.

Quindi, l’Aglianico Campania. E’ il vino che non ti aspetti. Prodotto con uve provenienti dagli areali di Taurasi, Paternopoli e Montemarano, si presenta in un bel rosso rubino intenso, a tratti impenetrabile. Vino che ha fatto legno (una parte di esso ha riposato qualche mese nelle barrique che in precedenza avevano ospitato il Taurasi) e che si propone quasi privo della spigolosità del vitigno. Potente la nota di amarena e frutti di bosco che oltre ad offrire un sorso morbido regalano un finale persistente.

Ed eccoci giunti alla fine della degustazione con il Taurasi 2012. Vino importante, autorevole, dotato di un frutto delicato ed un tannino per niente aggressivo. Dopo 6 mesi in acciaio, trascorre dai 16 ai 18 mesi in barrique per poi completare l’affinamento in bottiglia. Nettare strutturato, adatto ad accompagnare pranzi importanti, ma da non sottovalutare in chiave meditativa. Per il momento le bottiglie prodotte sono meno di 4mila, ma la speranza è che si possa crescere (ha già ottenuto un importante riconoscimento al Merano Wine Festival).

Insomma, è stata una degustazione molto interessante per un’azienda giovane ma dal grande potenziale. Continueremo a seguirla e vedremo cosa accadrà!

Stampa
Grecomuscio “Fulgeo”, la bella prova di Guastaferro
Tufo Greco Festival: tutto pronto per la 34esima edizione

Tags:

  • Mostra Commenti (0)

Your email address will not be published. Required fields are marked *

commento *

  • name *

  • email *

  • website *

Ti Potrebbe Interessare

Vino, cibo e musica: un assaggio del Bel Paese all’Italian Festival di Cape Town

Pedro Estrada Belli e Roberto Bottega si fanno ambasciatori dell’enogastronomia italiana con il rinomato ...

Valchiarò, quei vini bianchi figli della passione

Una manifestazione delle dimensioni del Vinitaly riserva sempre delle sorprese. Possono essere piacevoli o ...

Montefredane Divino: l’Irpinia nel segno del Fiano

Il Fiano di Avellino protagonista della kermesse Montefredane Divino. Dal 28 aprile fino al 24 ...