La Genovese di Fierro e quella di Parisi

La Genovese è un libro di Enrico Fierro pubblicato nel 2017. Un romanzo che parte dalla vita reale e ad essa torna in ogni sua pagina, in ogni suo verso. E’, nella sostanza, il frutto delle esperienze maturate da un giornalista che da 30 anni vede e racconta il mondo e che nel suo girovagare raccoglie brani di storie: un violinista nel Kosovo, una madre impietrita davanti alla salma di sua figlia morta sotto le macerie del terremoto, un uomo del Sud che ha l’abitudine di conservare ritagli di giornale e riesce ad unire intorno a sé generazioni e visioni della vita completamente diverse. Insomma, La Genovese di Fierro è uno sguardo di provincia che si apre al mondo e che scopre al suo interno l’esistenza di tanti grandi e piccoli mondi che si toccano e si allontanano lasciando, ad ogni impatto, un’ombra del proprio passaggio.

Poi c’è la Genovese di Pietro Parisi. Una Genovese che sa di cipolla, carne e salsa, che racconta la storia di un uomo che dopo aver girato il mondo ed essersi realizzato decide di mettere quel bagaglio di esperienze al servizio della propria terra. Una storia del Sud, quello che finisce spesso sotto i riflettori ma che raramente viene capito davvero. Un Sud fatto sicuramente di criminalità organizzata, sudditanza e menefreghismo, ma anche di tanto altro. Già, perché la Genovese di Parisi ci parla di orgoglio e coraggio, di persone che non si arrendono ai mali del proprio recinto di vita e di contadini che arrancano curvi sotto il peso opprimente e dignitoso del proprio raccolto.

Bene, sia la Genovese di Fierro che quella di Parisi si sono incontrate nella serata di ieri presso la Mensa dei Poveri “Don Tonino Bello” di Avellino per fondere cultura e gastronomia e trasformarle in solidarietà. Una serata divisa in due: la prima parte convegnistica, con la presentazione del libro attraverso le parole dell’autore, quelle di Tonino Petrozziello (instancabile promotore dell’evento), quelle a tratti rotte dalla commozione dello scrittore Franco Festa e quelle dell’attore Paolo Capozzo; la seconda parte enogastronomica, con l’assaggio della Genovese preparata da Parisi, innaffiata dai vini offerti dalle aziende irpine Tenute Casoli, Alabastra, Fiorentino, Antico Castello, Antica Hirpinia e Il Cancelliere.

Possiamo dirlo: è stata una gran bella serata che ha visto decine di avellinesi partecipare attivamente e dare un piccolo contributo utile a raccogliere, venendo al pratico, circa 1.300 euro per le attività della Mensa dei Poveri. Una cifra probabilmente irrisoria rispetto al problema che si propone di affrontare, ma che sta lì a dire una cosa con estrema chiarezza: la vita di ognuno di noi incrociando quella di un altro lascerà inevitabilmente un segno, la cosa che conta davvero , però, è decidere che tipo di segno lasciare.

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