Il Lagrein di Terlano: lo “scuro” che piace a tutti

Il freddo è arrivato anche ad Avellino, accompagnato da un vento che spacca le nocche delle mani e rende le uscite di casa un incubo. Sono giorni che me ne sto rintanato, limitando le sortite esterne al minimo sindacale, tuttavia sono consapevole di un fatto: «E’ uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo».
Perciò, il giorno prestabilito, mi imbacucco come un palombaro e scendo in strada per raggiungere l’enoteca Garofalo: Gerardino è lì che mi attende per una nuova puntata di DiVini Racconti che si annuncia un po’ diversa dal solito.

Quando ci siamo visti l’ultima volta, infatti, prima di salutarmi, mi ha sfidato: «La prossima settimana -mi ha detto- fai tu l’enotecario e io bevo».
A me le sfide sono sempre piaciute per cui gli ho risposto immediatamente che non avrei avuto alcun problema a farlo. Così, quando sono arrivato in enoteca, non mi ha sorpreso trovarlo seduto ad un tavolo a pensare ai fatti suoi.
L’impatto con il locale è stato memorabile: riscaldamenti accesi e un Gerardino beatamente a maniche corte.
L’ho salutato ed ho iniziato la delicata operazione della svestizione. Lui, dopo aver risposto al saluto, si è alzato per dirigersi verso il retro. E’ tornato nel giro di un paio di minuti con un grembiule in mano. «Mettilo -mi ha detto-, se vuoi fare l’enotecario fallo come si deve».Garofalo Wine 1

Senza scompormi, me lo sono infilato e con passo deciso ho raggiunto gli scaffali delle bottiglie sul lato destro del locale per sceglierne una.
Lo ammetto: sono completamente impreparato. D’altro canto, pur sapendo da una settimana che avrei dovuto scegliere io la bottiglia, non ho pensato minimamente a portarmi avanti col lavoro.Garofalo Wine 2Così ho iniziato ad andare su e giù, un po’ a casaccio, buttando l’occhio sulle etichette più appariscenti. A un certo punto, però, lo sguardo si è posato su una bottiglia di Lagrein della Cantina Terlano.
L’ho presa e l’ho mostrata a Gerardino che fino a quel momento mi aveva guardato con aria perplessa. L’ha osservata con attenzione finché le labbra hanno disegnato una smorfia di apprezzamento prima di esclamare: «Buona scelta! Adesso, però, torniamo ognuno al proprio posto: tu ti siedi e al servizio penso io».
Un po’ mi è dispiaciuto, perché ci stavo prendendo gusto a fare il padrone di casa, ma a ben pensarci, starsene seduti mentre qualcun altro ti mesce un buon vino nel bicchiere non è affatto male.
Così, ho preso posto senza neanche togliermi il grembiule, mentre Gerardino si è diretto al bancone per recuperare due calici e un cavatappi. Quindi è venuto al tavolo ed ha iniziato ad armeggiare con la bottiglia. «Sul termine lagrein -mi ha raccontato- ci sono ancora molti dubbi: qualcuno ritiene che sia legato all’uva proveniente dalla Val Lagarina in Trentino, qualche altro, invece, pensa al Lagritanos, un vino prodotto nella città della Magna Grecia, Lagaria, in Basilicata».
Completata l’operazione dello stappamento, Gerardino ha annusato per qualche secondo il tappo, poi ha riempito i calici con un liquido di colore rosso rubino intenso, impenetrabile.Garofalo Wine 3
Al naso, le note sono quelle della frutta rossa matura, principalmente mirtilli e more. «Amo questo vino -ha detto Gerardino- soprattutto in abbinamento con la cacciagione, ma devo ammettere che si sposa benissimo anche con le carni affumicate e con un piatto meraviglioso: la lepre alle prugne».
Passiamo all’assaggio. In bocca si mostra tannico, ma non aggressivo, mentre una buona acidità riesce a donargli una freschezza inattesa. «Il Lagrein -mi spiega Gerardino- è conosciuto da lunghissimo tempo. In proposito ricordo che già intorno al 1370, l’imperatore Carlo IV ne vietò il consumo alle sue truppe a causa della sua elevata gradazione alcolica».

Garofalo Wine sestaLa storia è affascinante, ma il vino lo è ancor di più. Lo sorseggio con lentezza e riesco ad apprezzare un sapore che mi ricorda la confettura di amarena, ma anche qualcosa sottospirito che, però, non riesco ad individuare con chiarezza.

Mentre mi perdo in queste valutazioni, mi accorgo che sul bancone, a qualche metro da noi, c’è una bottiglia di Lagrein rosato. Chiedo a Gerardino se lo ha mai provato. «Certo -risponde- e posso dire che è un vino davvero molto interessante, ottimo come aperitivo invernale e in tale veste mi capita di proporlo spesso ai clienti».

Garofalo Wine settimaTornando al Lagrein rosso (in tedesco dunkel, ossia scuro), gli chiedo chi, in enoteca, ne fa richiesta. «Un po’ tutti -risponde-, anche grazie ad un ottimo rapporto qualità prezzo. Tuttavia, a differenza di quanto si possa immaginare, risulta quasi più gradito alle donne che agli uomini, probabilmente per via della morbidezza che lo caratterizza».

Continuiamo a sorseggiare e chiacchierare, e, all’improvviso, inizio ad avvertire un certo languorino. Con il tempismo di un orologio svizzero, Gerardino (che a quanto mi risulta non legge ancora nel pensiero) mi chiede se voglio addentare qualcosa, ma prima che possa rispondere si alza e, dirigendosi verso la cucina, dice: «Non ti muovere, preparo un po’ di affettati e qualche bruschetta per accompagnare il vino». Mi limito ad annuire con la testa, ma in cuor mio esclamo: «Che bella cosa i ragazzi svegli!»Garofalo Wine ottava

 

 

 

 

 

 

 

Foto copertina e articolo: Fabrizio Nigro - Irpinia Press photo

SCHEDA

VINO: Lagrein, 2012

VITIGNO: Lagrein 100%

AZIENDA: Cantina Terlano

GRADAZIONE ALCOLICA: 13,5%

FASCIA DI PREZZO: 12 -16 euro

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