L’eleganza dell’Aglianico in ogni sua forma: signore e signori, l’azienda Fiorentino!

Se dovessimo scegliere un solo aggettivo per descrivere l’azienda agricola Fiorentino, sceglieremmo senza dubbio elegante. Elegante la struttura, disegnata dall’architetto Angelo Verderosa, elegante il padrone di casa, Gianni Fiorentino, uomo dotato di un garbo d’altri tempi, eleganti i vini, così sobri, così riconoscibili.

Muovendo da Avellino, dopo aver percorso una trentina di chilometri lungo l’Ofantina, si arriva a Paternopoli, nell’areale probabilmente più vocato d’Irpinia per la produzione di Aglianico.

Giungiamo presso l’azienda Fiorentino in una giornata uggiosa che, tuttavia, ci grazia dal punto di vista della temperatura. Ad accoglierci è un simpatico cagnone bianco, che anticipa di pochissimi secondi il titolare, Gianni.

Il primo impatto con la struttura è sorprendente. Una linea moderna, costruita con tecniche di bio-architettura, in cui a spiccare è l’utilizzo del legno, che si estende in un triangolo di terra delimitato da due ulivi alla base e un pino in punta.

AZIENDA«Il terreno su cui ci muoviamo –dice Gianni- è il frutto dei sacrifici fatti da nostro nonno Luigi che agli inizi del ‘900 è emigrato in America, stabilendosi a Chelsea alla ricerca di fortuna».

Gli ettari di proprietà oggi sono 4, quasi tutti nel Comune di Paternopoli, tranne una particella che ricade nel Comune di Torella. Presto, però, si arriverà a quota 7 ettari, vista la recente acquisizione di due vigneti.
La produzione, per il momento, sfiora le 15mila bottiglie, ma l’obiettivo è quello di arrivare ad una cifra tra 20 e 25mila.

In casa Fiorentino il vino si è sempre prodotto, ma solo nel 2012 Gianni e i fratelli hanno deciso di dar vita all’azienda e di puntare sul vitigno principe della zona, l’Aglianico, anche se, ci svela, «recentemente è stata piantata anche della Coda di Volpe che nel giro di pochi anni sarà in produzione».

SERBATOILa prima tappa del tour è nell’area operativa dell’azienda, dove arriva l’uva per per essere sottoposta ai primi trattamenti. Di qui si passa nella sala attigua dove, all’interno di fermentini e serbatoi d’acciaio a temperatura controllata, il vino fermenta ed inizia a stabilizzarsi.
Dunque, l’incantevole bottaia, in cui barriques e botti grandi caratterizzano il contesto consegnando una sensazione di pace.

«Si tratta di barriques di secondo e terzo passaggio –ci spiega Gianni- per evitare che il legno nuovo abbia un impatto troppo aggressivo sui vini». E’ qui che avviene la malo-lattica ed è sempre qui che prosegue la maturazione dell’Aglianico prima di finire in bottiglia.

BOTTAIACi perdiamo per qualche minuto in quell’ambiente rilassante e sembra di sentire il vino sussurrareci qualcosa all’orecchio. Ci lasciamo cullare a tal punto che quasi trasaliamo quando Gianni ci invita a raggiungere il piano superiore attraverso una scala di metallo.

Accogliamo l’invito e ci ritroviamo nella sala esposizione dell’azienda, dove i vini, già imbottigliati, si preparano ad essere messi sul mercato e, nel frattempo, continuano il loro affinamento. La sala in cui ci troviamo funge anche da punto vendita, perciò approfittiamo per chiedere a Gianni se, come altri produttori locali, l’azienda Fiorentino sta puntando al mercato estero. «Certo –risponde- abbiamo già preso contatti in Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Polonia ed Estonia, ma presto andremo a Washington, negli Stati Uniti, al seguito di Daniele Cernilli. Evidentemente –prosegue- puntiamo a mercati che possano comprendere i nostri vini, così importanti e strutturati».

ESPOSIZIONEContinuiamo a chiacchierare amabilmente, fino a quando arriva il momento della degustazione. Dal punto in cui siamo, salendo pochi scalini e superando una porta di vetro si arriva in una bella sala che Gianni ha già attrezzato per l’occasione. I vetri tutto intorno e quelli posizionati sul pavimento regalano belle vedute delle botti e dei serbatoi al piano inferiore, ma a rendere l’ambiente incantevole è il verde che circonda la struttura su tutti i lati esposti.

Gironzoliamo un po’ per la stanza e approfittiamo anche per una rapida sortita fuori al terrazzo che dà sull’ingresso, prima di prendere posto al tavolo dove i tre vini di casa, il Flavia, il Celsì e il Taurasi, sono già pronti per essere versati nei bicchieri.

Partiamo con il Flavia, vino dedicato ad una nipotina di Gianni. E’ un Aglianico rosato dal colore intenso e brillante tendente all’arancio. Al naso si sente la presenza alcolica, ma ad emergere è soprattutto il sentore di mela matura che sfuma in una bella nota agrumata. In bocca è leggermente tannico, ma dotato di una buona acidità che lo rende fresco. E’ un vino estremamente interessante, che alla potenza di un rosso mescola l’agilità di un bianco. Si sposa a meraviglia con la fantastica soppressata che Gianni ha ben pensato di tirare fuori. BOTTIGLIE

Il secondo vino che assaggiamo è il Celsì, Aglianico Doc dedicato a nonno Luigi (emigrato a Chelsea).
Il colore è rosso rubino impenetrabile con riflessi granati. Al naso mostra una bella complessità: frutti rossi maturi, vaniglia, spezie, pepe nero, cuoio. In bocca è morbido, lievemente tannico, dal finale lungo. Come il rosato che abbiamo assaggiato in precedenza, ha una gradazione alcolica del 13,5%, ma è dotato di una discreta acidità che lo rende amabile. Col trascorrere dei minuti si apre e il tannino avvertito in prima battuta si fa vellutato.

Dunque il terzo ed ultimo vino, il Taurasi. Si presenta in un colore rosso rubino intenso, quasi impenetrabile, con marcati riflessi granati. Al naso è un’esplosione di frutti rossi, ciliegia soprattutto, ma si avvertono nettamente anche il cioccolato fondentee le spezie. Interessante il ritorno di amarena sotto spirito.

In bocca è incredibilmente delicato, con un tannino che neanche al primo impatto risulta aggressivo. E’ un vino che può vivere a lungo e ci piacerebbe assaggiarlo tra una decina d’anni per verificarne l’evoluzione.

«Il nostro obiettivo –dice Gianni al termine della degustazione- era ed è quello di produrre vini che pur conservando le caratteristiche del territorio possano piacere al pubblico. Per questa ragione, abbiamo pensato di rivolgerci ad un enologo toscano, Lorenzo Landi, che è in grado di regalare ai vini una sobrietà ed un’eleganza notevoli».

Non possiamo che condividere le sue parole, per cui, quando è il momento di andare, lo facciamo un po’ a malincuore. Ci dirigamo verso la machina lanciando uno sguardo al verde che ci circonda, mentre il cagnone che ci ha acolti all’arrivo si avvicina scodinzolando per salutarci. Lo coccoliamo un po’, quindi gli consegnamo quello che suona come un avvertimento: ci rivedremo presto!

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