Dal Soave Vintage all’Amarone Classico: la Valpolicella di Bertani seduce l’Irpinia

Un viaggio nei vini della Valpolicella seguendo le orme di uno dei miti dell’enologia italiana: l’azienda Bertani.
L’enoteca Garofalo di Avellino ha ospitato una degustazione destinata a rimanere nel cuore, oltre che sulle papille gustative, di chi vi ha partecipato.

Cinque vini proposti, cinque eccellenze della storica casa produttrice veneta: Soave 2014, Secco Bertani 2013, Valpolicella Ripasso 2014, Amarone Valpantena 2013, Amarone della Valpolicella Classico 2007.
A guidare la degustazione, in maniera brillante, Berardino Torrone, dell’area manager dell’azienda, responsabile per il Centro-Sud.

Foto SoaveLa partenza è stata vintage con l’omaggio al Soave prodotto dalla Bertani negli anni ’30. Vino 100% Garganega, con un grado alcolico di12,5, figlio di una doppia vendemmia ed una doppia vinificazione. Il 40% dell’uva viene raccolta a settembre e vinificata in bianco, il restante 60% ad ottobre e vinificata in rosso. A seguire, un anno di riposo in vasche di cemento. «Questo vino -spiega Berardino- ha accompagnato l’incoronazione di re Giorgio VI e presto sarà riproposto, insieme ai cibi protagonisti di quell’avvenimento, nel corso di una serata a tema che si terrà a Roma».
Il colore è giallo paglierino tendente al dorato, ma non mancano lievissimi riflessi verdognoli. I sentori sono delicatamente floreali, mentre in bocca è frutta matura: pera, pesca e gelso bianco soprattutto. Buona l’acidità, altrettanto la persistenza.

Foto SeccoAccantonato il bianco, si passa al primo rosso in degustazione, senza, però, accantonare il concetto di vintage. Anche il Secco Bertani, infatti, riprende una produzione che risale all’unità d’Italia e, per stile di imbottigliamento, agli anni ’30 del Novecento ed è legata alla storia di famiglia. «I Bertani -racconta Berardino- svolgevano attività politica anti austriaca e per questo furono esiliati in Francia. Lì vennero in contatto con il professor Guyot e appresero le più innovative tecniche di vinificazione. Tornati in Italia, portarono con sé, oltre al bagaglio culturale, anche alcune barbatelle di Cabernet Sauvignon e di Sirah».
Così nasce “il Secco”: 80% Corvina, 10% Sangiovese Grosso, 5% Sirah e 5% Cabernet Sauvignon.
E’ stato decisamente la rivelazione della serata. Nei suoi confronti c’erano meno aspettative rispetto agli altri rossi in degustazione, certamente più noti e blasonati, ma ha sorpreso tutti per morbidezza, equilibrio e quella nota speziata, pepe nero e chiodi di garofano, figlia del Sirah.

Foto RipassoQuindi il Valpolicella Ripasso. Un vino simbolo della zona, prodotto con uve 80% Corvina e 20% Rondinella. Incredibili i profumi di frutta rossa matura, in particolar modo la ciliegia, ma impressionante l’acidità. Un vino che potrebbe invecchiare per decenni senza perdere smalto e che ha accompagnato meravigliosamente il primo piatto (fusilli al forno) servito dal padrone di casa Gerardino Garofalo insieme ad una vasta gamma di stuzzichini e sfizi. Un vino rotondo, vellutato, che fa dei sentori di sottobosco la sua caratteristica più evidente.

Foto ValpantenaDal Ripasso all’Amarone il salto è breve. Ed è subito sorpresa con il cru Valpantena, 80% Corvina 20% Rondinella.
Un vino prodotto a seguito dell’appassimento delle uve e che resta in botti di rovere di Slavonia (e una piccola parte in barriques) 30 mesi prima di incontrare la bottiglia, ma che si mostra giovane ed esuberante. Come per il Ripasso, infatti, ad emergere è l’acidità che gli regala freschezza. La frutta rossa matura (con l’amarena in primo piano) e la frutta secca esplodono in bocca, mentre il finale è lunghissimo ed intenso. Sarebbe interessante riprovarlo tra una decina d’anni.

Foto Amarone ClassicoMa il vero re della serata è stato, come era facile prevedere, l’Amarone della Valpolicella Classico, che, poi, è il vino simbolo di casa Bertani. Un capolavoro che affina 7 anni (6 in botti di rovere di Slavonia, uno in bottiglia) e che regala note nette di ciliegia, di sottobosco e di pepe nero. Si avverte, inoltre, una leggerissima pennellata di liquirizia. I gradi alcolici sono 15, ma la bella acidità che lo caratterizza lo rende gradevole e snello. Un vino che sembra destinato a vivere in eterno, equilibrato e dotato di un tannino morbido e vellutato.

Insomma, il viaggio nei vini Bertani è stato, a dir poco, entusiasmante. E Avellino, per una sera, si è trasformata in uno meraviglioso scorcio della Valpolicella.

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