L’eleganza del Fiano di Avellino: sorseggiando il Pietracalda…

Divini racconti Garofalo Wine Pietracalda

Il telefono squilla intorno alle 21. Rispondo. E’ Gerardino che mi chiede se l’appuntamento che abbiamo fissato per l’indomani è confermato. «Certo -gli dico- sono proprio curioso di vedere che vino tirerai fuori stavolta».
«Ho in mente di assaggiare un bianco», ammette, senza aggiungere altro.

Provo a saperne di più, ma Gerardino sta ancora valutando alcune opzioni. L’unica certezza è che sarà irpino. «E’ una questione di par condicio-chiarisce- visto che la settimana scorsa abbiamo bevuto un rosso irpino, l’aglianico. Ma la prossima volta varcheremo i confini della Campania».
«Ci sto!». Vineria Garofalo

Il giorno seguente, all’orario prestabilito, mi avvio verso l’enoteca Garofalo chiedendomi se mi troverò davanti un Greco di Tufo o un Fiano di Avellino. D’altro canto, sono le due docg in bianco d’Irpinia, per cui difficilmente si tratterà di qualcos’altro. In cuor mio, da tufese, spero sia il primo, ma è solo una questione di patriottismo spicciolo: mi piace molto anche il Fiano. Entro nell’enoteca e non vedo nessuno. Chiamo Gerardino che prontamente risponde: «Eccomi!» (era chinato dietro il bancone).

«Che stai facendo lì sotto» gli domando?

«Verifico la temperatura delle bottiglie che ho messo prima a raffreddare. Sono due: valutiamo insieme quale aprire».
Curioso, immediatamente gli chiedo se si tratta di Greco e naturalmente la risposta che arriva è: «No, è Fiano». Gerardino Garofalo L

Mi siedo ad un tavolo a fissare Gerardino che, tirate fuori le due bottiglie, prende un paio di calici e viene verso di me. Un rapido consulto e decidiamo di stappare quella con l’inconfondibile bollino rosso stampato alla base del collo: è il Pietracalda dei Feudi di San Gregorio, azienda di Sorbo Serpico che, in ambito internazionale, non ha certo bisogno di presentazioni.

Ha inizio il solito rituale: coltellino, capsula che salta via, vite del cavatappi che girando penetra nel sughero, poi la leva che tira fuori il tappo.

Archiviata la pratica dello stappamento (che malgrado abbia osservato centinaia di volte continua inspiegabilmente ad affascinarmi), Gerardino provvede a riempire i calici. Il liquido che viene fuori dalla bottiglia è di color giallo paglierino con marcati riflessi dorati.Garofalo Wine Nigro L«Il Fiano -dice- è un vino che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita e qui in Campania probabilmente ad ognuno è capitato di sorseggiarlo davanti ad un buon piatto di pesce». Per Gerardino si tratta di un vino «elegantissimo» che si adatta «non solo ai piatti di pesce più delicati, ma anche a quelli un po’ più ruvidi come la frittura. Tuttavia -aggiunge- sta incredibilmente bene anche con i formaggi freschi: su tutti la mozzarella di bufala».

Infiliamo il naso nel calice ed emergono immediatamente note floreali, «però -interviene Gerardino- ci sento anche una sfumatura minerale oltre al caratteristico odore di mandorla».

Il Fiano è un vitigno molto antico il cui nome, probabilmente, deriva dal termine “apianus“, ad indicare un’uva che piace molto alle api. «Nella storia -spiega Gerardino- molti personaggi di primo piano hanno apprezzato il vino che ne deriva, da Federico II di Svevia a Carlo d’Angiò. Senza dimenticare, venendo ai giorni nostri, che il grande Gino Veronelli lo ha definito “superbo”».Gerardino Garofalo L1

Tra una chiacchiera e l’altra, passiamo all’assaggio. C’è una buona acidità e i sentori in bocca sono quelli della frutta gialla come l’albicocca, ed esotica matura, come il mango e l’ananas.

«A differenza di molti vini bianchi -mi spiega Gerardino- il Fiano ha un’ottima capacità di invecchiamento. Quando è ben lavorato può regalare enormi soddisfazioni anche dopo una decina d’anni. Un fatto notevole se si considera che alcuni bianchi, già dopo un paio d’anni, sono considerati a rischio».

Sono diverse le zone in provincia di Avellino particolarmente vocate per la produzione di quest’uva, da Lapio a Summonte passando per Montefredane. «Predilige terreni argillosi -sottolinea Gerardino- e può dare vini in cui è davvero marcata la componente minerale, come nel caso dei Fiano di Montefredane».

Gli chiedo chi, in enoteca, ordina il Fiano. «Non c’è una categoria specifica -dice Gerardino- perché è un vino molto versatile che piace sia agli uomini e che alle donne di ogni fascia d’età. Personalmente, lo consiglio sul pesce e sulle carni bianche, ma fa una bellissima figura anche servito come aperitivo».

Devo dire che la freschezza di questo Pietracalda induce in tentazione, ma, come al solito, non possiamo permetterci di esagerare, per cui decidiamo, a malincuore, di sciogliere la seduta dopo il primo calice. Mi alzo e faccio per infilarmi il giaccone, ma mi accorgo che Gerardino resta seduto ad osservare la bottiglia mentre, con aria assorta, continua ad annusare il vino nel calice.Alberto Nigro L

Sarò onesto: cercavo una scusa per trattenermi ancora un po’e bere un altro calice «in fondo -mi dico- che sarà mai?». Gerardino sembra avermi letto nel pensiero e, sorridendo, mi versa un altro mezzo bicchiere di nettare dorato, poi mi guarda dritto negli occhi ed esclama: «Solo un altro, ok?»

«Solo un altro!» rispondo, ma non sono per niente convinto.

P.s.
Alla fine ci siamo fermati al secondo bicchiere, ma vi garantisco che è stata dura…

SCHEDA

VINO: Pietracalda, 2014
VITIGNO: Fiano 100%
AZIENDA: Feudi di San Gregorio – Sorbo Serpico (AV)
GRADAZIONE ALCOLICA: 13%
FASCIA DI PREZZO: 9-15 euro

Foto copertina e articolo: Fabrizio Nigro – Irpinia Press photo

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